Fuga di cervelli: Paolo Ruffini racconta il film

“FARE IL REGISTA È UNO DEI MESTIERI PIÙ GANZI DEL MONDO”

Campione d’incassi in Spagna nel 2009, Fuga de cerebros, arriva oggi in Italia con il remake di Paolo Ruffini che firma con questo lavoro la sua prima opera da regista.

Il neo cineasta e protagonista ci parla della sua prima volta dietro la macchina da presa in questa commedia corale dove gli sfigati, con le loro anomalie comportamentali, sono gli esilaranti protagonisti:

A chi è rivolto questo film? E come nasce la sua esigenza di fare il regista?

Il film è rivolto a un pubblico di giovani pur essendo giovanile, ma non giovanilistico. Si ispira ad alcuni modelli americani: Una notte da leoni, i film di Ben Stiller. Nella seconda parte, per esempio, c’è una riflessione sull’amicizia fra i cosiddetti “sfigati”, che possono creare fra loro legami molto potenti. Per quanto riguarda la regia, Maurizio Totti mi ha offerto questa meravigliosa opportunità, e spero di averla onorata col mio lavoro anche se in genere un regista alla sua opera prima vuole fare il “suo” film. Io però sono contento di aver preso un film di altri e di averlo fatto mio. Questo film parla di uno sfigato quale potevo essere io anni fa, che s’innamora di una bellona. Dell’originale spagnolo è rimasto il plot, ma tante gag sono nostre. Posso dire che fare il regista è uno dei mestieri più ganzi del mondo.

Con attori come Frank Matano e Guglielmo Scilla ha fatto una scelta che si discosta dai soliti circuiti cinematografici, visto che provengono da mondi diversi.

Io ho recitato in molti film, dove i giovani sono filtrati dal punto di vista degli anziani. Volevo quindi avvalermi di giovani meno accademici, molto energici, che provenissero dal mondo di YouTube. Li ho spronati a vedere di tutto, da South Park a I Goonies e ai Fratelli Marx. Alla fine riuscivano ad essere talmente divertenti e credibili che, durante le riprese, non potevo trattenermi dal ridere.

Non è la prima volta che vengono rappresentati i ‘personaggi sfigati’. Ma ha stupito che ha utilizzato l’handicap. Come ha fatto a volgerlo in qualcosa di divertente?

Quando parlo del film non faccio riferimento a questo tipo di disabilità: i personaggi sono “sfigati” per altre caratteristiche. Prima che sulla sedia a rotelle, Alonso è fissato col sesso. Il personaggio che interpreto io, prima che non vedente, è un casinista. D’altronde se su qualcosa non si può scherzare si finisce col ghettizzarla. Sono andato all’Istituto nazionale dei ciechi, e ho scoperto che il presidente ha una vita pazzesca e una fantasia più fervida della mia. Tutto è come si affrontano le cose. Come con le parolacce: se sei leggero, non sei mai volgare.

 

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