Fuga di cervelli: recensione film

COMICITÀ DEL GIÀ VISTO E MALINCONIA RIUSCITA E LEGGERA NELL’OPERA PRIMA DI PAOLO RUFFINI

FugaCervelli_posterGENERE: commedia

DATA DI USCITA:  21 novembre

DURATA: 100′

VOTO: 3 su 5

Lui è Paolo Ruffini, neo cineasta nonché mattatore di Colorado Caffè, e gli altri sono Guglielmo Scilla in arte Willwoosh (65mila visualizzazioni su You Tube), Francesco Matano, ovvero Frank (autore di scherzi telefonici e video esilaranti con 650 mila fan su Facebook), I Panpers, da Colorado Cafè, e Olga Kant, modella.

Televisione, web e bellezza si sono uniti per il grande schermo in una commedia, Fuga di cervelli, remake dell’omonimo film spagnolo successo di incassi.

Emilio è un nerd innamorato da sempre della bella Nadia ma che mai è riuscito a dichiararsi. Quando Nadia annuncia il suo trasferimento a Oxford il ragazzo entra nello sconforto ma immediatamente i suoi amici – Alfredo, non vedente e amico storico di Emilio, Lebowsky venditore di granite e di marijuana ed hacker provetto, Franco leader intellettuale del gruppo e gay non dichiarato e Alonso, ragazzo costretto su una sedia a rotelle, malato compulsivo di sesso – decidono di portarlo in Inghilterra. La strana combriccola a Oxford ne combinerà di tutti i colori…

Il primo lungometraggio di Ruffini, pur divertente nei contenuti e coraggioso nella scelta degli interpreti, non riesce a trovare una propria identità e non tanto perché la storia non è originale ma in quanto le troppe citazioni di opere come Non guardarmi, non ti sento e  Il grande Lebowski ma anche irriverenti serie animate come South Park fanno sì che i momenti più comici risultino totalmente privi di originalità. Al contrario la storia trova respiro e si allontana dalla banalità del già detto nelle sue parti più malinconiche, quelle in cui il disagio della diversità cucita su ogni personaggio si ancora alla forza dell’amicizia.

Fuga di cervelli nel suo titolo che esplicita l’inconsistenza di questo paese non punta alla polemica sulla mancanza di lavoro ma a quella sull’incapacità dell’Italia di non comprendere il diverso, verità molto più feroce.

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