La fine del mondo: recensione film

IL RITORNO ALLE ORIGINI PER WRIGHT, FROST E PEGG…CON UN TOCCO DI FANTASCIENZA 

locandina la fine del mondoGENERE: sci-com

DURATA: 109 minuti

USCITA IN SALA: 26 settembre 2013

VOTO: 3,5 su 5

Gary King sfiora ormai i quarant’anni, ma è rimasto lo stesso impulsivo, immaturo sbruffone che era l’ultimo giorno di liceo. L’ossessiva ricerca del divertimento e la passione per l’alcool poi, si sono trasformate in seri problemi. Durante una seduta di terapia di gruppo, ricordando l’impresa tentata con i suoi quattro migliori amici per festeggiare proprio la fine della scuola, ha un’illuminazione: riunire la vecchia compagnia e rivivere quella notte. 

L’obiettivo è quello di percorrere Il Miglio Dorato, il percorso che unisce i dodici pubs della loro vecchia cittadina, costellandolo di altrettante pinte, sino a La Fine del Mondo. Convincere gli altri ad accantonare per una sera le loro vite adulte e responsabili non sarà facile, ma sopravvivere alla noiosa e sospettosamente immutata Newton Haven sarà anche più difficile del previsto.

L’aspetto più sorprendente del film è la rappresentazione, mai banale o patetica, di sentimenti universali, come il confronto con i sogni e le paure giovanili. Soprattutto viene analizzata (sino al paradossale) quella sensazione di straniamento che accompagna il ritorno al proprio luogo d’origine, diventato quasi un mondo alieno. La riflessione su temi profondi è però calata in una sceneggiatura ricca di ironia e accompagnata da una girandola di effetti speciali.

In un crescendo scandito dal numero di pinte bevute, la storia si fa sempre più improbabile, tra mille riferimenti al cinema d’azione e di fantascienza. Forse non il capitolo più divertente della collaborazione tra Wright, Frost e Pegg (per la prima volta nelle vesti di co-sceneggiatore), ma sicuramente il più sentito e maturo. 

Silvia Littardi

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