Mr. America: recensione film

UN THRILLER D’AUTORE CHE METTE IN DISCUSSIONE LA FIGURA CONTROVERSA DI ANDY WARHOLmramerica

GENERE: thriller

DATA DI USCITA: 7 Novembre 2013

DURATA: 93’

VOTO: 2,5 su 5

Penny è una giovane gallerista, fredda e decisa, con una tendenza spiccata nel prendere particolarmente a cuore giovani artisti garantendo loro un posto all’interno dello scintillante e vario panorama artistico odierno. Accanto alla sua persona, viene affiancato Adrien, fratello acquisito e vittima della luce della ragazza, costretto a vivere nei suoi confronti una venerazione disturbata e frustrante. Le dinamiche tra i due personaggi, l’arte, la follia ma soprattutto l’imponente ombra di Andy Warhol influenzeranno e trascineranno al limite non solo le loro vite ma anche quelle di chi gli sta intorno.

Leonardo Ferrari Carissimi, con il suo primo lungometraggio, va ad insinuarsi nell’angolo più buio e oscuro del mondo dell’arte, analizzando come possa portare conseguenze talmente compromettenti e disastrose da andare a logorare per sempre più la psiche dei suoi protagonisti abbandonadoli a loro stessi e ai gesti che la follia, ormai padrona, gli farà compiere.

Il tentativo di unire cinema ed arte, mondi paralleli, vicinissimi, ma che di rado si incrociano, è coraggioso e apprezzabile (il film infatti affiancherà all’uscita la personale dell’artista Marco Tamburo che ha elaborato appositamente per la pellicola dieci opere estremamente forti e interessanti) come lo è anche lo stile della regia e della fotografia. La lacuna più grande si trova probabilmente nella sceneggiatura, nonostante la suddivisione in diversi piani temporali con relativi incroci, in questo thriller d’autore si fa fatica a trovare un filo conduttore se non verso la fine.

I dialoghi talvolta fini a loro stessi, come anche la caratterizzazione dei personaggi ,forse superficiale rispetto ad una trama così fitta e contorta, creano una mancanza di spessore che viene in parte colmata dalle interpretazioni di Marco Cocci e Anna Favella, attori bravi soprattutto a metterci del loro e creare interesse da parte dello spettatore nei confronti dei protagonisti che interpretano.

Nel complesso la pellicola è un prodotto interessante e soprattutto forte, che di sicuro non annoia, un po’ troppo presuntuoso (vedere il richiamo a La donna che visse due volte), ma di certo garantisce un’alternativa a ciò che il panorama cinematografico italiano oggi ci fornisce.

 

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"Io ci vedo...un rinoceronte!"