Prisoners: recensione film

IL DRAMMA DEL RAPIMENTO VISTO DALL’UNICO PUNTO DI VISTA POSSIBILE, QUELLO DI UN GENITORE DISPERATO

locandina prisonersGENERE: Drammatico/Thriller

DATA DI USCITA: 7 novembre

DURATA: 74′

VOTO: 3 su 5

“I bambini rapiti da più di una settimana hanno la metà delle probabilità di essere ritrovati e dopo un mese, quasi nessuno di loro viene ritrovato vivo. Perciò perdonami se faccio quello che posso”! Il peggior incubo di ogni genitore si manifesta per due famiglie di un modesto sobborgo della Pennsylvania, i Dovers ed i Birches, nel giorno del ringraziamento quando le loro bambine di 6 e 7 anni scompaiono misteriosamente nel nulla. Prisoners parte da qui.

Il regista Denis Villeneuve, candidato all’Oscar come miglior film straniero per Incendies, ci porta dentro le paure e le angosce che agitano la mente umana di fronte alla disperazione di un padre per la scomparsa del figlio. Fino a che punto si è disposti a lottare per proteggere la propria famiglia? Keller Dover, interpretato da Hugh Jackman, è il capofamiglia vittima del presunto rapimento di una delle due ragazze che inizierà una corsa contro il tempo, in solitaria, per ritrovare la giovane figlia.

Gli unici indizi per questo caso avvolto dal mistero riportano ad un vecchio camper parcheggiato poco prima della sparizione lungo la strada della loro abitazione. Quando il Detective Loki (Jake Gyllenhaal) in carico alle indagini è costretto a rilasciare il suo guidatore per mancanze di prove, Dover inizierà la sua personale ricerca della verità .

Un’ossessione legittima che lo spingerà a andare esso stesso contro quella legge che sta cercando di porre fine al suo dolore attraverso le ricerche della polizia. Il film ripropone in maniera alternativa l’ennesimo dualismo tra il bene e il giusto. Da un lato le indagine ufficiali condotte dalle forze dell’ordine, dall’altro la giustizia fai da te invocata dal padre senza speranza.

In questo contesto si inseriscono inoltre dei fantasmi dal passato quando Loki troverà dei legami tra questo rapimento ed altri casi analoghi avvenuti in passato. Il ritmo lento, le numerose scene in notturna (forte è la presenza del pluripremiato direttore della fotografia Deakins), i lunghi primi piani, immergono lo spettatore in un clima di perenne angoscia e attesa che contribuiscono alla resa drammatica della pellicola portandoci ad empatizzare per questo uomo in preda alla disperazione.

 

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