Roma Film Fest – Entre Nos: recensione film (Concorso)

UNA STORIA DI AMICIZIA E RANCORI, TRATTATA CON INGENUA SUPERFICIALITÀ E POCO APPEAL

GENERE: Drammatico

DURATA: 97′

VOTO: 2 su 5

Partiamo dalle cose positive: la gioventù e una gran voglia di raccontarsi. Pur nella sua licenza tipicamente sudamericana, tra drammi, rancori e un pizzico di soap, Entre Nos di Paulo e Pedro Morelli parte bene, un casale di campagna isolato, un gruppo di presunti amici, storie che tornano in voga grazie all’alcol e fantasmi e rancori pronti a riaffiorare.

Uno spartito secolare del genere drammatico condensato nella (giusta) scelta di un’ora e mezza di racconto, in cui la valutazione boccaccesca di un Decameron brasiliano funziona perlomeno nelle prime suggestive sequenze, in cui la scenografia naturale domina, salvo progressivamente rallentare, fino a scomparire, passaggio dopo passaggio.

Tipicamente generazionale, si potrebbe asserire, in realtà, esaurito l’impeto iniziale, le licenze narrative sono di una faziosità imbarazzante, il calderone attrae come un magnete soap opera, serie tv adolescenziali, citazioni letterarie di scarso livello e ancor peggio rivisitate, insomma un disastro completo che viene salvato solo da quei fotogrammi iniziali così ben promettenti.

La domanda, lecita, che succede poi all’autore? Perchè unire in poche frammentate conversazioni tra quel gruppo di bei ragazzi, riunitisi per amicizia apparente, un soggetto dallo spunto così interessante? Le vicende dei protagonisti non hanno spessore e lo sfociare del dramma, atteso come una interurbana tra politici corrotti, non cambia il senso della pellicola.

Nel gioco astuto di una regia da videoclip e riprese a campi larghi che rimandano ai grandi maestri della new wave, Entre Nos, in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma appare come una sfocata analisi sui drammi contemporanei anche in una società come quella brasiliana in piena espansione. Assolutamente certi che ciò non basti per dare un tono adeguato al futuro del gruppetto, privo di quel necessario spessore (struggente) o della giusta attrazione rispetto ad un’opera ingenua e di qualità inferiore alle aspettative.

 

 

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