Song’e Napule: recensione film

LA DICHIARAZIONE D’AMORE DEI MANETTI BROS ALLA CITTÀ PARTENOPEA NEL LORO ULTIMO LAVORO SONG’E NAPULE

Song'e NapuleGENERE: commedia

DATA DI USCITA: 17 aprile

DURATA: 114′

VOTO: 3,5 su 5

Una banalità: amare vuol dire tenere ai pregi ma accettare anche i difetti dell’oggetto di tale sentimento. Ed è proprio in virtù di tale sviolinato concetto che il nuovo lungometraggio del Manetti Bros è da considerare una vera e propria dichiarazione d’amore per la città partenopea nella quale viene esplicitata la bellezza ma non viene nascosto il degrado tanto nelle immagini, quanto nella sceneggiatura.

Paco è un pianista diplomato al conservatorio. Il suo animo nobile e il suo talento non vengono però premiati in questi tempi di crisi e così il ragazzo decide di accettare la raccomandazione della mamma e di entrare in polizia pur non essendo assolutamente in grado di svolgere tale mestiere. Dopo il primo anno passato a fare da guardiano a un deposito giudiziario la sua attitudine a suonare porta il protagonista, suo malgrado, a dover aiutare il Commissario Cammarota in una complessa operazione anti camorristica: Paco diventerà il pianista del gruppo di uno dei più amati cantanti neomelodici, Lollo Love.

Song’e Napule descrive tutte le facce del bellissimo e disperato capoluogo campano attraverso i suoi personaggi: Paco è quello che agli occhi di molti sembrerà l’eccezione, un ragazzo colto e delicato che si trova fuori posto in quella discarica a cielo aperto, considerata da lui così più per delusione che per reale convinzione; il commissario Cammarrota è la rabbia e la voglia di giustizia che quel golfo cerca, è la speranza mentre Lollo Love è il folklore popolare e puro, eccessivo, colorato, cafone ma infondo buono e leale.

Come nel caso dei protagonisti anche le immagini girare dai Manetti Bros. non nascondono nulla della città partenopea: la bellezza dei suoi panorami, i vicoli sporchi, la violenza dietro gli angoli, la corruzione e la paura.

Song’e Napule è un lungometraggio che unisce la commedia degli equivoci al poliziesco calibrando perfettamente i due generi grazie all’ottima sceneggiatura e agli splendidi attori che in questo lavoro danno un’ottima prova: il romano Alessandro Roja è sempre credibile sia nella parte del napoletano bene sia in quella del cafone, Giampaolo Morelli, tolti i panni di Coliandro, si cimenta in un ruolo inedito dando forza e simpatia – mai volgare eppure esilarante – al neomelodico Lollo Love. I siparietti dei due co-protagonisti sono delizia per gli occhi dello stanco cinema italiano e del suo pubblico.

Thriller, commedia ma anche favola perché chi ne è innamorato e la conosce e sa che Napoli ha bisogno, almeno al cinema, di un lieto fine che le dia speranza.

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