TFF 31 – Club Sandwich: recensione film (Torino 31)

FERNANDO EIMBCKE GIOCA CON MAESTRIA E IRONIA SUL MENAGE A TROIS TRA UNA MADRE, UN FIGLIO E IL SUO PRIMO AMORE

Vedere un figlio che cresce tra le mani e tra le braccia diventare adulto davanti ai propri occhi non è mai semplice per una madre e ancor meno se la madre in questione è una donna single di 35 anni.

Vivono in simbiosi Paloma ed Hector, lei una donna poco più che trentenne e lui un quindicenne scosso dai suoi primi turbamenti sessuali e dal cambiamento repentino del suo corpo. L’arrivo dei due protagonisti in un resort semi deserto per via della bassa stagione a Puerto Escondido fa sì che i due si uniscano sempre di più fino a quando una terza incomoda Jazmine,  coetanea di Hector, arriva a mettere i bastoni tra le ruote all’idilliaco rapporto tra i due protagonisti della storia facendo infatuare il giovanissimo ragazzo. L’immediata attrazione tra i due adolescenti mette in crisi Paloma che inizialmente cercherà di dividere i ragazzi dagli ormoni in visibilio, per poi arrendersi alla realtà e alla naturale crescita e esperienza che il suo pargolo deve affrontare, nonostante il prezzo sia il naturale allontanamento dalla figura materna.

Opera terza del regista messicano Fernando Eimbcke, Club Sandwich, è un lungometraggio ironico e non privo della giusta dose di cinismo,  incentrato principalmente sulla presa di coscienza di una madre che vive il suo rapporto con il figlio come fulcro della sua esistenza la quale  cambia da un momento all’altro mandando la donna in panne davanti al dovere di tagliare definitivamente l’invisibile cordone ombelicale che fino allora l’ha legata a suo figlio.

Girato con grande maestria dal cineasta il film, commedia esistenziale che gioca anche sulla potenza del primo amore, fa perno su un’ambientazione, seppur veritiera, per molti aspetti surreale: il resort in cui si susseguono le vicende sembra quasi una bolla di sapone, un luogo al di fuori del tempo e dello spazio nel quale si amplificano sentimenti, azioni e reazioni di chi si muovono al suo interno.

Gli attori danno il loro meglio in questa danza di emozioni, un menage a trois di sentimenti, dove la paura del cambiamento fa tremare ma di certo non ferma il percorso naturale della vita e della pellicola che regala sorrisi e profonde riflessioni.

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