TFF31 Blue Ruin: recensione film (Torino 31)

CON LA SUA OPERA SECONDA JEREMY SAULNIER PORTA SUL GRANDE SCHERMO UN PERFETTO REVENGE MOVIE

Si torna indietro agli anni 70’ e in particolare ai revenge movie grazie a Jeremy Saulnier  e alla sua opera seconda Blue ruin dissacrante e nerissima storia di vendetta che vede come protagonista Dwight Evans, un senzatetto che nel momento in cui scopre che l’assassino dei suoi genitori sta per tornare a piede libero mette in atto una tutt’altro che razionale vendetta.

Grottesco in molti frangenti lo stile che il cineasta sceglie per mettere in scena questo suo nuovo lungometraggio il quale non intende mai prendersi sul serio rendendo così divertente, total black e cinica fino al midollo una storia sulla carta molto semplice ma che, trattata nel modo in cui la prende in mano Saulnier, sfiora l’esilarante in un’America rurale dove qualsiasi mezzo è buono per dare vita, e portare avanti, una guerra tra poveri.

Macon Blair mette in gioco tutto di sé nell’interpretare il ruolo di Dwight dagli sguardi ai pianti, alla trasformazione che il suo personaggio affronta, fino all’uso estremo delle armi e del corpo in una corsa nuda l’attore si presta a tutto in questo lungometraggio curatissimo dove si palesa l’inizio di una buona carriera registica per Saulnier ma soprattutto la sua bravura nella fotografia.

Il cineasta osserva quasi con immedesimazione il percorso del suo personaggio al quale dà respiro di tanto in tanto senza però mai fare in modo che l’attenzione dello spettatore scemi unendo il low budget a una cura dei dettagli e dell’estetica che rende la pellicola al contempo godibile nell’azione e allo sguardo più pretenzioso.

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