TFF31 – Le dèmantélement: recensione film (Torino 31)

Le-demantelement_tff31L’AMORE DI UN PADRE NEL SECONDO FILM DI SEBASTIEN PILOTE

La crisi economica sembra  il file rouge che lega i personaggi del primo e dell’ultimo  film di Sebastien Pilote nel loro incipit che poi apre alla descrizione di due diverse voci maschili entrambe vittime di questa: se in Le vendeur (2011) il cineasta l’aveva affrontata attraverso la vita di Marcel nel suo ultimo lavoro  Le dèmantélement lo fa grazie a Gaby.

Gaby possiede una fattoria Gagnon e Fils anche se è padre di due ragazze una delle quali, in procinto di separarsi chiede aiuto economico al padre che non potendoglielo dare vende i suoi possedimenti e si trasferisce in un piccolo appartamento in città.

Quella di Pilote è una bellissima storia d’amore che parte lenta per immergere lo spettatore nella quotidianità del protagonista nel suo lavoro sempre uguale ma costruito con minuzia e enorme sforzo, quotidianità che proprio in virtù del più potente dei sentimenti – l’affetto di un padre nei confronti della propria figlia – viene spezzata e il modo particolareggiato in cui viene descritta fa comprendere a chi guarda il dolore che Gaby prova nel momento in cui, per sua scelta ma suo malgrado, deve abbandonare tutto.

Il film si basa in gran parte su una dicotomia tra campagna/città e tradizione/progresso metafora in realtà di due generazioni – padri/figlie –  che non riescono a comprendersi ma è anche forte di un ritratto reale e intenso di un uomo, pater familias per eccellenze, e di due personalità femminili, quella della figlia maggiore Marie – distante e colpevole non incolpata per via della sua disastrosa situazione di vita – e Federique più consapevole delle problematiche che il padre sta affrontando, perché emotivamente distante dalle ceneri che la sorella sta vedendo come risultato delle sue scelte.

Pecca del lungometraggio, dove nonostante tutto l’idea di nucleo familiare alla fine ne esce a pezzi, è un abuso di drammaticità che in alcuni punti appare forzata nonostante l’elegantissima interpretazione di Gabriel Arcard e un abuso, quasi contemporaneo, di musica che potrebbe in alcuni casi distrarre da alcuni passaggi importanti rovinando, ma non annullando mai, il forte impatto emotivo della narrazione basato, anche stavolta, su una storia qualunque di un uomo qualunque.

 

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