Oldboy: recensione film

OLDBOY, IL NUOVO FILM DI SPIKE LEE, E’ UN ESILE REMAKE DEL CAPOLAVORO COREANO

oldboy locandinaGENERE: thriller drammatico

DURATA: 104′

USCITA IN SALA: 5 Dicembre 2013

VOTO: 3 su 5

Il giudizio su questo film, crea non pochi problemi. Specialmente per il voto. Di per se, il remake dell’omonimo capolavoro coreano, questa volta diretto da Spike Lee, è tecnicamente molto valido. La regia è eccellente, impetuosa, impeccabile. La fotografia fa il suo strepitoso effetto, tanto che ogni scena sembra pensata nel dettaglio e completa. La forza dell’estetica di Spike Lee è in fin dei conti a conoscenza di tutti. Ma l’Oldboy made in USA non è mosso dallo stesso impeto che era proprio dell’originale asiatico, lasciando una profonda amarezza e il pensiero del perchè sia stato fatto.

Joe Doucette è un uomo insano, moralmente parlando. Uno di quelli a cui servirebbe una bella lezione. E come la vita a volte arriva puntuale con le sue coincidenze, un giorno Joe si sveglia prigioniero in una stanza, nella quale rimarrà 20 anni. La crisi mistica raggiunge il suo punto più alto quando tramite la televisione viene a conoscenza che la moglie è morta, e lui è ricercato per il suo omicidio. Quando arriva il momento in cui viene liberato, la sua unica sete è quella della vendetta, anche se per unire i puntini del gioco suicida converrebbe prima chiedersi come mai è stato rilasciato.

La parte del protagonista questa volta è stata affidata a Josh Brolin, attore che negli ultimi tempi si è mostrato abile e versatile nel mettersi in gioco in diversi ruoli, risultando sempre convincente e entusiasmando pubblico e critica. A differenza del primo Oldboy, quello diretto da Park Chan-wook, Josh Brolin mette del suo nel nuovo prodotto, portando all’ennesima potenza il lato umano e crudele di Joe. Sebbene la sua sia probabilmente la migliore interpretazione della carriera, il deficit del film di Lee è però tutto nella mancanza di pathos della storia.

Affidandosi ad un maggior realismo nella narrazione, il revenge movie acquista in aggressività e crudezza delle scene, ma perde l’intensità di fondo che si percepiva nel primo film, che poi è stato il cavallo di battaglia che è riuscito ad affascinare e ammaliare così tanto da farlo diventare, ed essere tutt’ora, un cult movie. Il povero Spike Lee insomma non ha azzeccato neanche questo colpo, rimanendo distaccato dal suo Oldboy, e neanche spremendosi più di tanto le meningi per farsi venire idee nuove. Quel che viene da dire è che sia un copia-incolla stile americano, senza badare troppo a cambiare la sostanza, ma apportando qualche modifica qui e li solo per poter dire che le differenze ci sono.

 

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