Anita B. : incontro con Roberto Faenza

“POCHISSIMI FILM HANNO AFFRONTATO QUEL CHE ACCADDE DOPO LA SHOAH, DOPO LA MORTE”

Antita B. è la storia di una ragazza sopravvissuta a uno dei più grandi crimini dell’umanità, la Shoah. A differenza di chi con lei è riuscito a respirare ancora dopo la grande ingiustizia Anita non vuole dimenticare quel che è accaduto.

Tratto dal romanzo di Edith Bruck il lungometraggio verrà proiettato nel Giorno della Memoria al museo di Yad Vashem di Gerusalemme.

Faenza, come è nato questo film?

Il film è tratto dal libro Quanta stella c’è nel cielo di Edith Bruck (Garzanti ndr). All’inizio non volevo leggerlo, poi Furio Colombo mi ha convinto. Mi sono reso conto che non era la solita storia sui campi di concentramento. Inoltre non ho mai visto film che parlino del periodo dopo la Shoah. Primo Levi ha scritto La tregua, ma tratta del suo viaggio di ritorno in Italia. C’è un esempio bellissimo in Napoli milionaria quando Eduardo torna dalla guerra e nessuno vuole invitarlo a pranzo perché si vergognano di lui e di quell’esperienza. La stessa cosa succede ad Anita: la sua famiglia preferisce dimenticare. Soltanto che la rimozione vera e propria avviene quando ti liberi dal ricordo che ti opprime.

Il personaggio di Eli è negativo anche nel libro o è solo umanità la sua?

Nel romanzo Eli è più negativo rispetto al film. Secondo me è un ragazzo molto giovane che viene fuori da una situazione difficile. Mi sembra umano, non lo vedo così negativo. Quando con Anita mette in atto la sua filosofia – con le donne basta abbassare i pantaloni – capisce che non coincide con quella della ragazza e cerca di rimediare.

Il film avrà l’onore di essere proiettato nel Giorno della Memoria al museo di Yad Vashem di Gerusalemme eppure in Italia ha incontrato problemi legati alla distribuzione…

Quando ho detto che sarebbe stato un film sul dopo Auschwitz c’è stata una sorta di terrore tra gli esercenti

E perché non avete deciso di far uscire il film proprio nel Giorno della Memoria?

Il film esce una decina di giorni prima. Trovo che parlando sempre di Olocausto si rischia di saturare la nostra attenzione verso questo evento drammatico. Il nostro paese dovrebbe sentirlo come importante. E invece siamo senza memoria. Uno dei grossi problemi è la televisione. Tutto ciò che trasmette si dimentica il giorno dopo. Il cinema riesce ancora a ricordare. Per questo Anita B. non è un film sull’Olocausto ma sull’esercizio della memoria.

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