Hannah Arendt: recensione film

HANNAH ARENDT, IL FILM SU UNA DONNA-SIMBOLO

hannah arendt film locandinaGENERE: biopic/drammatico

DURATA: 113′

USCITA IN SALA: 27 e 28 Gennaio 2013

VOTO: 4 su 5

Quando si dice che i personaggi fanno la storia. Questo è il caso di Hannah Arendt, filosofa tedesca nata agli inizi del ‘900, che ha attraversato la grande crisi determinata dalle due Guerre Mondiali. Proprio l’aver vissuto sulla sua pelle i drammi e la tragicità di vite spezzate che hanno portato con sé, hanno plasmato la figura che noi oggi conosciamo. Margherete von Trotta, grande regista abile nel raccontare volti di donne che hanno segnato il corso degli eventi, ci propone la sua visione in Hannah Arendt, film che esce in occasione della Giornata della Memoria.

La personalità della Arendt si delinea nella vicenda cardine che ha completato e modellato il suo pensiero filosofico, ovvero nel momento in cui si reca a Gerusalemme per il processo che vede imputato Adolf Eichmann, considerato uno dei responsabili del terribile sterminio degli ebrei. Lei stessa, ebrea di nascita, si dovette trasferire in America per evitare la persecuzione nazista. Proprio durante il processo, attraverso la sua penna,  prende corpo quel che verrà considerato il suo capolavoro letterario, ovvero La banalità del male, che alla sua pubblicazione nel 1963 non portò altro che polemiche.

E’ un ritratto a tutto tondo che entra subito in medias res, senza troppi preamboli ma facendo viaggiare l’immaginazione indietro negli anni. La sigaretta sempre in mano e lo sguardo perso nelle sue riflessioni. Questa è Hannah, questa è la donna-simbolo che ha capito per prima cosa c’era dietro alla crudeltà del nazismo. La von Trotta, con Hannah Arendt, dirige un film non proprio sulla sua vita, ma sulla sua mente. E’ attraverso pensieri, articoli, scritti, riflessioni e concezioni che la donna prende vita, nelle vesti di una strepitosa e gelida Barbara Sukowa, che ne mette in luce la complessità che l’ha sempre contraddistinta, rivelando una donna tenace nelle sue convinzioni e allo stesso tempo passionale.

E infatti mentre viene narrata la storia di quegli anni, i fatti raccontano anche l’ambiente intellettuale di cui lei faceva parte e aneddoti di vita privata complicata dal suo senso del dovere violento ed irremovibile. Hannah Arendt è quindi un lavoro importante, a tratti necessario. Perchè la memoria, specialmente quella collettiva, va raccontata, capita e soprattutto non dimenticata.

 

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