All is Lost: recensione film

I FLUTTI E LA CORRENTE SI UNISCONO AI MOTI DEL’ANIMA IN UNA LOTTA CONTRO LA NATURA CHE ROMPE E DISTRUGGE 

locandina all is lostGENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 6 febbraio

DURATA: 106’

VOTO: 3 su 5

Acqua tanta acqua, l’Oceano Indiano. La tempesta e un uomo solo. I flutti e la corrente si uniscono con quelli che sono i moti dell’anima in un lotta continua contro la natura che rompe e distrugge. Il protagonista è solo, senza nulla a cui appigliarsi se non al suo ingegno e intelletto, in una sfida in cui l’”io” deve sconfiggere non solo il caso ma il destino stesso. Il racconto di J.C Chandor è silenzioso, costernato da una profonda solitudine rappresentata dall’Oceano Indiano, chiuso, vuoto, spaventoso, che diventa la scenografia non solo della pellicola ma della vita.

All is lost – Tutto è perduto non è solo la storia di un naufrago alle prese con la natura, il racconto fortunatamente è smorzato di quella banalità già troppe volte vista sugli schermi, è la sfida tra titani, l’uomo è pronto a combattere contro una forza più grande e lo fa non solo sfruttando le sue capacità manuali, ma iniziando una dura lotta contro sé stesso. Il protagonista senza nome, Robert Redford, è un uomo al centro dell’Oceano Indiano che per sopravvivere dovrà affidarsi solo alle sua competenza e alla sua tenacia per vincere una sfida che sembra al di sopra delle possibilità umane.

Non servono parole, i dialoghi sono assenti o davvero miseri, il silenzio e la solitudine sono i veri protagonisti. Ci sono gesti ed occhi che raccontano viaggi più grandi, mete lontane nascoste sotto una distesa di acqua, correnti così forti che rovesciano barche e stravolgono l’anima. Un film che fa riflettere e permette agli spettatori di guardarsi dentro sentendosi naufraghi in balia della vita. 

 

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