Kreuzweg: recensione film

KREUZWEG È UNA VIA CRUCIS GRIGIA E IMPOSTA, UNO SGUARDO QUASI FOTOGRAFICO DI UNA FEDE SPINTA ALL’ECCESSO

Oggi la spiritualità è qualcosa che resta spesso sul fondo delle necessità peculiari di una persona. L’anima, che vive e si nutre della fervente speranza, è racchiusa in uno status costipato da migliaia di imput esterni che, alla lunga, le fanno perdere completamente la sua imprescindibile importanza. Se, come dovrebbe sempre essere, la verità sta nel mezzo – e nell’equilibrio perfetto delle cose – c’è da dire che può risultare assolutamente dannoso il concedersi totalmente e ciecamente alla fede, bagnandosi di lei e restandone intrappolati, perdendo così il lume della ragione e, di conseguenza, il senso della vita.

Questo è ciò che succede a Maria, una quattordicenne cresciuta in una famiglia cattolica fondamentalista. La giovane, che vive una realtà comune con i suoi coetanei, è completamente dedita a Gesù e alla dottrina Cristiana. La figura religiosa è una vera e propria costante nella vita della ragazza che lo segue a tal punto da voler emulare il suo cammino, sognando di diventare una santa. Il mondo esterno prova in qualche modo a metterla in rapporto con la realtà delle cose ma Maria è determinata: vuole perseguire il suo scopo, vuole la Via Crucis, vuole il Paradiso.

Kreuzweg, in inglese tradotto con Station of the Cross, diretto da Dietrich Bruggerman, è un percorso pentecostale di redenzione forzata, di santità imposta, di un grigiore latente che, per assurdo, è drammaticamente voluto; la pellicola, che rispecchia in pieno le emozioni della protagonista, è una luce su ciò che sarebbe potuto essere, sul condizionale e sull’ottusità di una visione assuefatta ed esasperata. L’opera, che si racconta in quattordici immagini correlate al percorso del Cristo lungo la Via Crucis, fa dividere lo spettatore, lo mette davanti al bivio di chi si trova a scegliere quale dovrebbe essere l’intenzione giusta, la tanto decantata Retta Via. La pellicola, radicale e al tempo stesso delicata, è una fusione di due mondi agli antipodi, opposti e incongruenti tra loro dove una ragazzina si trova a seguire un cammino che la spinge a sacrificare anche qualcosa che non andrebbe mai toccato: l’empatica importanza delle propria e assoluta felicità.

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