Berlinale 64 – Tui Na: recensione film (in Concorso)

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TUI NA DI LOU YE È UN TRATTATO OSCURO, VISCERALE E AMNIOTICO SU QUELLE CHE SONO LE PAURE DELL’UOMO

Quando il  buio avvolge l’esistenza di un uomo ogni cosa che gli accada è ampliata a dismisura, è  alterata dalla percezione di un vita che vibra ad ogni sibilo, ad ogni movimento.  Questo buio non è quello dellanima, non è il buio di una notte troppo lunga oppure di una sconfitta ma sono, in maniera ancor più drammatica, le tenebre che accompagnano la vita di un uomo che ha disgraziatamente perso il senso più importante, non vede altro se non il nulla, non pensa ad altro se non a mantenere costantemente la sua immaginazione vivida e colorata. Altrimenti, alla lunga, la pazzia pervade, la follia aumenta e loscurità spegna anche la fantasia più potente.

Ma, da piccolo, ha perso la vista in un drammatico incidente d’auto e ora la sua vita si basa sulle altre percezioni sensoriali. Da un carattere molto complesso e tormentato, il giovane, lavoro presso un salone di massaggi e qui, altri come lui, condividono la stessa disperata vita. Ad accompagnarlo in un tragitto fatto di tentai suicidi e disperazione c’è il dottor Wang, l’operaio Ziguang e la prostituta Mann che sarà il punto di riferimento sessuale e intimo di Ma. Le loro vite si intrecciano, si allacciano e, alla fine, si dividono in un destino maledettamente segnato.

Tui Na, tradotto in anglosassone con Blind Massage, è, letteralmente, un’opera oscura, a volte insensata e spinta drammaticamente oltre ogni limite stilistico, narrativo e cinematografico. Il regista, Lou Ye, ha lavorato sia con attori vedenti che non vedenti;  il suo occhio segue così – in modo quasi onnisciente – le loro vite, quasi li sorregge dando loro, almeno in parte, l’effimera opportunità di vivere una realtà sensata, pratica, vera, luminosa. Tui Na non è affatto una pellicola facile, si dirama nei meandri della mente umana, sfocia nel catastrofismo di una Cina sempre in bilico tra ossessioni, trasgressioni e paura. La cinematografia cinese con il film di Lou Ye si arricchisce di un’altra opera che espleta e sottolinea il postmodernismo con cui l’Asia intende i film e l’arte stessa. Così, partendo da un baratro oscuro e incolmabile, dalla cecità dell’occhio e dell’anima, Tui Na, alimenta le paure dell’uomo, le osserva e le insegue, trepidando  e scalpitando verso l’unica certezza della vita: la morte.  

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