In Grazia di Dio: intervista ad Edoardo Winspeare e Celeste Casciaro

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EDOARDO WISPEARE ED IL SUO IN GRAZIA DI DIO: ‹‹LE DONNE, CUSTODI SILENTI DELLA NOSTRA SOCIETA’››

Ci sono donne cha hanno la forza di ricominciare, che stringono i pugni e gridano con il cuore in silenzio. Che sanno essere belle senza alcun artificio che la società impone, che lasciano da parte la femminilità costruita per essere donne, madri, sorelle, moglie e coraggiose come uomini. In Grazia di Dio non è solo lo spaccato del profondo sud, ma la visione femminile di un preciso momento storico. La crisi attanaglia l’Italia, non c’è tempo per restare a guardare e altrettanto meno per deprimersi. Con genuinità e verità l’ultimo lavoro del regista Edoardo Winspeare, interpreato da sua moglie Celeste Casciaro, sa di rinascita e di voglia di combattere.

Lei interpreta una donna coraggiosa e forte, ma allo stesso tempo molto fragile, come è stato interpretare questo personaggio e quanto di suo ha messo in questo film?

Celeste Casciaro: Sì è vero è una donna fragile, ma le viene una crosta di durezza data dalle responsabilità che deve assolvere, dalla famiglia. Si dimentica perciò la sua femminilità e il suo essere donna. Edoardo per questo personaggio si è un po’ si è ispirato a me, ho un temperamento molto forte ed acceso. In questo film ho messo tutto. Ho immaginato quali potevano essere le mie reazioni nella vita e le ho riportare sul set come un’esplosione.

Lei racconta una storia dal punto di vista delle donne, come mai questa scelta e come è nata questa idea?

Edoardo Winspeare: E’ nata perché ho scritto il personaggio su mia moglie, una donna forte, capace di aggressività , ma anche di dolcezza, molto interessante, eterna, mediterranea. Come una combattente siriana, una berbera algerina, come una siciliana di Monte Lepre, tutto è molto fiero, mediterraneo. Poi perché la donne sono solide, responsabili, non devono interpretare un ruolo come spesso accade per gli uomini del sud Italia.

Le donne sono le custodi silenti della nostra società. Come è stato dirigere sul set sua moglie?

Edoardo Winspeare: molto divertente, intenso e a volte doloroso. Alcuni sentimenti esistono davvero nella nostra famiglia, il rapporto madre figlia, le gelosie tra sorelle. Celeste è stata coraggiosa, bisogna avere coraggio per poter recitare.

Nel film emerge un rapporto quasi di astio tra il suo personaggio e la figlia ma non vola mai un ceffone, come mai questa scelta educativa?

Celeste Casciaro: Una situazione drammatica, questa madre è delusa, arrabbiata, non vuole che la figlia faccia la sua stessa fine. Credo che uno sguardo o una parola facciano sicuramente più male di un ceffone.

Lei racconta la crisi e lo fa immergendo la sua storia nel profondo sud, secondo lei tra il nord e il sud di Italia c’è un diverso modo di vivere questa crisi che attaglia l’Italia?

Edoardo Winspeare: In Italia c’è sempre crisi, c’è il pudore di dire delle cose positive. Abbiamo sempre il bisogno di lamentarci.

C’è una crisi profonda ora, ma la crisi può essere un’ occasione per cambiare. Crede che le donne anche nella realtà siano più capaci di reagire ai problemi?

Celeste Casciaro: Si vede anche nel film, gli uomini reagiscono alla crisi e ai problemi che comporta mettendosi nei guai, le donne invece si rimboccano le maniche. Sì credo che le donne siano anche nella realtà più pratiche degli uomini.

In Grazia di Dio è un film molto vero, crede che oggi nel cinema e soprattutto in quello italiano ci sia bisogno di verità?

Edoardo Winspeare: Nel cinema c’è bisogno di tutto, prima c’erano tanti film di genere , polizieschi, horror, la commedia all’italiana…penso che la realtà sarà sempre motivo di ispirazione. Il problema dell’Italia è che la televisione ci ha trasformati, non racconta la realtà ma siamo noi che siamo diventati come la televisione. Forse è realtà anche questa, molti attori o registi l’hanno rappresentata bene ma io cerco l’anima più profonda dell’Italia che si trova in provincia.

Lei utilizza molto il dialetto nei suoi dialoghi, riguardo questo ci sono due diverse correnti di pensiero: da una parte chi vorrebbe che il dialetto sparisse, dall’altra chi invece crede che questo sia la base delle nostre origine e il cardine della nostra cultura, lei cosa pensa al riguardo?

Edoardo Wispeare: Sono uno di quelli che crede nella seconda corrente di pensiero, mi dispiace che il mondo si appiattisca in uno standard english, molto povero. Parlo molte lingue e sono davvero un appassionato di dialetti italiani, riconosco subito sentendo parlare qualcuno da dove arriva, il suo background culturale, cosa vuole raccontare. Questo è molto divertente per un regista, molto ricco.

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