Berlinale 64 – Thou Wast Mild & Lovely: recensione film (Forum)

thou wast mild and lovely

UN DIPINTO DAI COLORI OMOGENEI ED UNIFORMI CHE NASCONDE MACCHIE NERE DI PASSIONI E DESIDERI

Immaginate una fattoria, tanto verde, cavalli, caprette e camice a quadri. Immaginate una ragazza dal caschetto color oro che cavalca e guarda il cielo azzurro alzando le braccia e musicando la melodia con le nuvole. Immaginate piedi nudi che toccano l’erba sottile e si sporcano con il fango. Questa è l’ambientazione di Thou Wast Mild & Lovely. Il film, diretto da Josephine Decker,  parte in modo sereno e pacato, i raggi del sole filtrano tra i rami e l’intero universo raccontato sembra essere un dipinto, nessuna macchia, solo strati di colore omogeneo ed uniforme. Sarah (Sophie Traub) abita in una fattoria insieme al padre, il mondo finisce in qualche libro o nelle distese verdi che è solita calpestare. Tutto cambierà nel momento in cui Akin (Joe Swanberg) arriverà nella fattoria e con pochi sguardi viene completamente rapito dalla giovane Sarah. Una passione che nasce leggera e diventa un’ossessione. Il desiderio cresce in ogni istante, passa per le mani dei due sporcando i vestiti come il fango sui piedi nudi.

I personaggi sono grotteschi e poetici nello stesso tempo,  così come l’intera atmosfera del film. Josephine Decker porta sullo schermo una storia inquietante dai toni lirici che osserva da varie angolazioni non solo la sfrenata passione,  che diventa ossessivo desiderio,  ma anche l’inconsueto  rapporto tra un padre ed una figlia. La trasgressione nella seconda metà del film è il centro focale dell’intera narrazione che diviene più lussuriosa e sperimentale.

Un thriller erotico che più che portare novità sembra una sorta di inno alla poesia maledetta, alle sue atmosfere cupe e al desiderio sfrenato. La poesia, che inizialmente era visibile anche nei gesti, si perde nel corso della narrazione in un consueto e poco originale thriller amoroso. Un film che cerca di esplorare i sentimenti più nascosti ma che ne tortura la bellezza e la sensibilità, sviscerando solo un freddo desiderio deviato in tragedia.

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