Fermoimmagine: I racconti della cripta

PARTENDO DAI FUMETTI LA SERIE TV SI IMPOSE NELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO HORROR DEGLI ANNI 80

Gli albi a fumetti della EC Comics nascono nel 1950. The Haunt of Fear, Tales from the Crypt e The Vault of Horror diventano in breve tempo popolarissimi tra i lettori: ogni saga è patrocinata da un narratore mostruoso (il custode della cripta, la vecchia strega e il custode del sotterraneo) che introduce quattro brevi racconti, commentandoli alla fine con battute fulminanti e ironiche studiate per stemperare la tensione. Nonostante i finali spiritosi e l’elemento comico offerto dalla rivalità fra i tre presentatori, le storie non mancano però di suscitare angoscia e paura, rendendo piena giustizia ai titoli delle testate. I protagonisti, spesso giovani donne avvenenti, finiscono torturati e uccisi in modi raffinati, sempre più ingegnosi grazie all’uso di macchinari e persino di animali. I disegni, particolarmente vividi, indugiano volentieri nella rappresentazione di dettagli raccapriccianti.

Presto nascono altre tre serie sorelle: Crime SuspenStories, Shock SuspenStories e Two-Fisted Tales.

Il successo di queste vicende violente è così ampio da provocare una reazione moralista nella società americana del tempo. Nel 1954 il saggio Seduction of the Innocent del dottor Fredric Wertham accusa i comic books di deviare la morale dei giovani lettori, esaltando la crudeltà e promuovendo perversioni sessuali. La stampa dei fumetti incriminati si interrompe quello stesso anno, mentre i gruppi editoriali promuovono il Comic Code: un codice di censure e proibizioni redatto di comune accordo.

L’impatto sull’immaginario collettivo e l’immenso repertorio di storie offrono però una fonte di ispirazione troppo ricca per essere ignorata da studi televisi e cinematografici, così i racconti della cripta passano, nel corso dei decenni, sul grande e piccolo schermo. Nel 1972 si comincia con un film di produzione britannica dal titolo omonimo. Tales from the Crypt resta fedele alla struttura dei fumetti e si dispiega attraverso cinque storie di altrettanti personaggi, riuniti in una catacomba intorno all’inquietante narratore delle loro morti, il custode. Il cast d’eccezione, condotto da un’icona teatrale come Sir Ralph Richardson, unito alla sapiente regia di Freddie Francis, dà vita a una pellicola che conserva il suo sinistro fascino ancora oggi. Il successo al box office e le critiche positive portano l’anno successivo a un deludente sequel, The Vault of Horror.

Di tutt’altro respiro invece la serie tv prodotta dalla HBO dal 1989 al 1996: pescando a piene mani dalle trame di tutte e sei le testate, in sette anni arriva a contare ben 93 episodi, nei quali gli orrori vengono raccontati senza nessuna censura. L’antologia horror infatti, poichè trasmessa via cavo, è una delle prime a poter rappresentare sullo schermo la violenza e l’irriverente ironia che avevano reso i racconti della cripta tanto celebri. Tra le puntate ci si può sbizzarrire inoltre a riconoscere gli innumerevoli attori, registi e sceneggiatori famosi che hanno contribuito alla realizzazione della serie.

L’ultima trasposizione arriva nel 1995, con una tragicommedia horror talmente brutta da diventare un piccolo cult per gli appassionati del genere: Tales from the Crypt Presents: Demon Knight. Sebbene la trama non sia effettivamente tratta dagli albi, a presentare (e dirigere) il film è ancora il custode della cripta, questa volta deciso a conquistare Hollywood. Primo capitolo di un’improbabile trilogia, la pellicola è seguita nel 1996 dal flop Bordello of Blood e, nel 2001, dal mediocre Ritual.

 

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