Il ricatto: recensione film

ELIJAH WOOD SVESTE I PANNI DI FRODO PER VESTIRE QUELLI DI UN PIANISTA IN IL RICATTO

Il ricattoGENERE: thriller

DATA DI USCITA: 20 marzo

DURATA: 90’

VOTO: 2 su 5

Non deve essere cosa semplice per Elijah Wood svestire i panni rassicuranti di quel Frodo che lo ha reso storico protagonista di Il signore degli anelli per vestirne altri affinché la sua carriera non venga ghettizzata in un ruolo così imponente. Non deve essere cosa facile, almeno a guardare la performance dell’attore in Il ricatto, per il buon Elijah neanche recitare lontano dalla rassicurante Terra di mezzo, lontano da quella meraviglia in postproduzione che ha sempre fatto sì che lo spettatore si focalizzasse sul resto, e non su di lui.

Tom Selznick è un pianista che torna sulle scene dopo 5 anni di assenza. Considerato la più grande promessa della musica classica Tom è stato a lungo lontano dai palchi a causa di una di un fatale errore durante l’esecuzione di un brano particolarmente difficile, La cinquette, composta dal suo mentore e maestro, ora deceduto. Per il ritorno di Selznick è stato organizzato un concerto-evento durante il quale il pianista scopre di essere sotto tiro da parte di un cecchino che ha una lunga serie di buone motivazioni per costringerlo tramite la paura della morte ad eseguire alla perfezione fuori-programma proprio il brano che non era riuscito mai ad eseguire alla perfezione.

Eugenio Mira con il suo Il ricatto omaggia, attraverso una storia che strizza più volte l’occhio a Paura in palcoscenico, il Maestro Hitchcock prendendo in prestito dal geniale cineasta moltissimi degli stilemi della suspance che il regista ha creato. Il limite di Mira, però, sta nel non saper gestire tali stilemi puntando, più che sull’uso funzionale, sull’abuso di questi rendendo così ridondanti e ridicole moltissime scene.

Ridicolo è forse l’aggettivo che più si confà al lungometraggio del cineasta spagnolo e non solo per colpa di una regia che tende a enfatizzare una storia già di per sé non di certo priva di tale caratteristica ma anche, e soprattutto, per la scelta completamente errata del protagonista che non è assolutamente in grado di gestire una narrazione basata, per la maggior parte del tempo, su una tensione che andrebbe letta sul suo viso ma che non è mai palesata da alcuna, neanche minima, smorfia.

L’idea di partenza di Il ricatto è buona: la paura, non tangibile, di errare che viene sgominata da quella, tangibile, di morire è davvero un ottimo spunto per un lungometraggio, soprattutto nel momento in cui il passato del suo protagonista lo porterebbe, comunque, a una sorta di morte artistica qualora – dopo cinque anni – sbagliasse di nuovo quello stesso, identico brano che lo ha fatto fallire e allontanare dalle scene ed è effettivamente un peccato che tale spunto sia stato sprecato in una resa così grezza e in una mala gestione della narrazione.

 

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