The Gatekeepers: il mea culpa dei servizi segreti di Israele

THE GATEKEEPERS, I GUARDIANI DI ISRAELE RACCONTANO LA LORO VERITÀ

the gatekeepers locandinaBasta la voglia di approfondire una questione inerente al paese in cui sei nato, un’idea su come riuscirci e una telecamera per filmare il tutto. Cosi, casualmente, viene fuori una verità storica, una rivelazione sconvolgente che può cambiare il corso degli eventi o anche solo la percezione di ciò che successe. Stiamo parlando della guerra israelo-palestinese, uno dei conflitti che dal 1948 ha visto un’escalation di violenza che ancora non vuole saperne di cessare. Il problema di fondo è la nascita dello stato di Israele, che ha spodestato gli arabo-palestinesi di un territorio loro, aumentando la competizione e la vendetta nei confronti di una casa strappata via da una decisione presa a tavolino. Da quel lontano anno del dopo guerra, dunque, la guerra tra i due popoli ha visto solo accrescere il sangue versato.

Il documentario di Dror Moreh, The Gatekeepers, attraverso l’intervista dei 6 capi che si sono succeduti allo Shin Bet, i servizi segreti israeliani creati nel 1949 da Ben Gurion – primo presidente israeliano, ci offre un mea culpa inaspettato sui fatti salienti che hanno caratterizzato i decenni di vita dalla nascita dello stato. Ami Ayalon, Avi Dichter, Yuval Diskin, Carmi Gillon, Yaakov Peri, Avraham Shalom sono gli stessi ideatori delle azioni contro il presunto terrorismo arabo, che danno voce alla coscienza raccontando la loro verità su la guerra dei 6 giorni, l’attacco dello Yom Kippur, lo scontro in Libano e le atrocità di Sabra e Chatila, la nascita dell’OLP e le conseguenze che ha avuto.

“Chi per un uomo è un terrorista, per un altro combatte per la libertà”. In The Gatekeepers assistiamo ad un lavaggio di coscienza dei 6 uomini sulle quali pesano decisioni che hanno stroncato innumerevoli vite umane; è un grido di rabbia e paura nei confronti di un futuro che non si prospetta migliore ma che forse può essere ancora modificato e salvato.

“Siamo diventati un popolo di persone crudeli. L’occupazione israeliana dei territori non è dissimile dall’occupazione nazista dell’Europa”. Tra le testimonianze che scuotono gli animi di chi fino ad ora era stato un ocassionale spettatore di notizie al TG o di letture di articoli, le immagini di repertorio che ogni tanto interrompono i primi piani delle interviste, documentano un dramma civile e umano che non ha risparmiato neanche i bambini.

Ad ogni confessione segue poi una giustificazione, una frase pronunciata per salvare una faccia senza più alcuna maschera dietro la quale farsi forza: come a voler significare che le azioni erano dettate da obblighi governativi senza però cercare alcun tipo di assoluzione, dovuto alla consapevolezza della crudeltà commessa e all’impossibilità del tornare inditero.

The Gatekeepers è un documentario tristemente realistico come lo stile vuole; francamente sconcertante nel mostrare quanto l’uomo si privi della sua moralità rispetto ad un’umanità a lui uguale ma di ideali e cultura opposti; scoraggiante nel comprendere come la politica, che dovrebbe operare per il benessere e il quieto vivere dei cittadini, sia pressata da una serie di forze con obiettivi personalistici e ambigui.

“Abbandonavamo i feriti sul campo. Non credo più nella politica perché non ci si può fidare”.

 

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