Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve: recensione film

DALLA SVEZIA NERA DI THRILLER I COLORI DI IL CENTENARIO CHE SALTÒ DALLA FINESTRA E SCOMPARVE

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparveGENERE: commedia

DATA DI USCITA: 24 aprile

DURATA: 114’

VOTO: 3 su 5

Il furore letterario svedese ha dato vita a non poche saghe e ad altrettanti successi editoriali basati principalmente sul genere thriller. Su tutti va ricordato Stieg Larsson e la sua trilogia Millennium che ha aperto questa fortunata ondata di romanzi dai cupi toni e ambientazioni noir, culle di misteri e di omicidi. In questo panorama nero nero di buona letteratura nordeuropea si è distinto Jonas Johanson autore del best seller Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve che, a differenza dei suoi conterranei, ha voluto raccontare una commedia sopra le righe dove l’arguzia, il divertimento e i colori sono alla base dell’intero racconto.

La storia di Johanson è stata presa in prestito dal grande schermo in un’operazione da soli 20 milioni di dollari che porta il titolo del romanzo ed è diretta Felix Hernrgren che si è preso la briga di trasporre – in maniera dignitosa – Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve ovvero il racconto delle peripezie (passate e presenti) di Allan Karlsson, un vecchino che scappa dalla casa di riposo, ruba una valigia piena di soldi e si avvia verso il futuro insieme a un nuovo amico, un ragazzo magrolino, una ragazzotta rubiconda e un elefante da circo.

Un po’ Forrest Gump – dato il suo passato che ha attraversato la storia ed è stato testimone di importanti incontri – un po’ Leonard Zelig per la sua camaleontica adattabilità, il protagonista del film è una delle figure letterarie più divertenti degli ultimi anni e, anche se nella trasposizione il regista ha preferito basarsi sulle sue passate avventure piuttosto che sulle presenti peripezie, il lungometraggio derivante dall’opera di Johanson non perde di freschezza nonostante i netti tagli a favor di camera.

La narrazione accelerata e discontinua in alcune parti può affaticare affaticare lo spettatore in un andirivieni tra passato e futuro rendendo il film non perfettamente fruibile ma comunque ricco di gag e teatrini deliziosi, eppure il messaggio importante che l’autore ha voluto trasmettere nel suo lungo lavoro rimane intatto: si può vincere sul tempo passato finché si ha tempo presente.

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