Nottetempo: recensione film

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NOTTETEMPO, L’OPERA PRIMA DI FRANCESCO PRISCO, È UN NOIR CON UN INEDITO GIORGIO PASOTTI

nottetempo

GENERE: drammatico, noir

USCITA IN SALA: 3 aprile 2014

DURATA: 90’

VOTO: 2,5 su 5

Un tragico incidente stradale collega tre persone allo stesso destino: Matteo (Giorgio Pasotti), poliziotto della stradale ed ex rugbista, Assia (Nina Torresi), segretamente innamorata di lui, ed Enrico (Gianfelice Imparato), ex cabarrettista ormai in declino. Ma cosa stanno cercando i tre personaggi? Tra sentimenti di vendetta, odio e amore, Matteo, Assia ed Enrico attraversano l’Italia, da Napoli fino all’Alto Adige, inseguendosi a vicenda, alla ricerca di un cambiamento che possa portare felicità nelle loro vite.

Questa è la trama di Nottetempo, primo lungometraggio di Francesco Prisco, regista 28enne che ha alle spalle una dozzina di corti. Il film nasce come un road-movie, con le scene girate tra le autostrade d’Italia – particolare riferimento a Napoli e Bolzano, dove la storia ha il suo culmine – poi si snoda nel drama, e infine sfocia nel noir. Prisco spiega il perché del titolo: “Dalla notte si parte e alla notte si ritorna. Un movimento circolare di inquietudine che si completa in quello che mi piace pensare come un ‘viaggio al contrariò del protagonista, un ritorno al proprio passato, alla ricerca di una vita da recuperare. Ogni personaggio” aggiunge il regista “desidera qualcosa che non può avere; tutti si muovono spinti da un sentimento, senza il quale non potrebbe esistere nessun movimento, nessun viaggio”.

La novità è il ruolo inedito di Pasotti nei panni di un poliziotto ombroso, crudele, cattivo, lontano mille miglia dai suoi soliti personaggi. “È una liberazione fare il duro – dice l’attore – Credo che un film d’esordio così sia un mezzo miracolo nel panorama italiano, una piccola perla. Va detto che in Italia se si va oltre i propri ruoli si viene in genere stroncati. Ma il mestiere dell’attore è proprio questo, allontanarsi il più possibile da se stessi. Il cinema italiano deve avere più coraggio e non addormentarsi solo sulle commedie”.

Un film certamente coraggioso quello di Prisco, che si concentra più sulle atmosfere tese e ansiose, scandite dalla musica cupa, piuttosto che sulla coerenza narrativa, e questa mancanza si vede sullo schermo. Lo spettatore a volte perde il filo logico della storia, chiedendosi perché un certo personaggio compia quell’azione. Lo stile di Prisco è leggero su questo punto di vista, ma efficace nelle scene dove il rugby è protagonista – definito come “uno sport bestiale giocato da gentiluomini” – e viene usato come metafora di vita. La pecca del film sta sul punto di vista narrativo, e non è una sottigliezza per un film che si propone come un puzzle da ricomporre con esattezza per poter risalire all’origine di quei sentimenti di vendetta e di amore nei protagonisti.

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