Une place sur le terre: recensione film

QUANDO LE SOLITUDINI SI SFIORANO DANDO UN SENSO ALLA VITA…

Une place sur le terreUn uomo solitario e schivo scatta per lavoro fotografie piuttosto belle. A capodanno non accetta inviti alle feste e sta a casa a preparare una faraona al forno con Mateo, un bambino di circa 8 anni che sopra i jeans porta con disinvoltura il vestito di Biancaneve. Ma una musica lo attrae, guarda dalla finestra sul cortile e vede una ragazza che suona il pianoforte con trasporto, vitalità, passione. Eppure, spente le luci, la ragazza sale sul tetto del palazzo e gioca pericolosamente sul cornicione, fino a cadere.  E’ questo l’evento che incrocia le vite di Antonie ed Elena, due solitudini che si scrutano la prima volta in un freddo ospedale. Ed è una storia emotivamente forte, ma dai torni delicati, questa di Une place sur la terre di Fabienne Godet. Interpretato da uno strepitoso Benoit Poelvoorde, egregiamente affiancato da Ariane Labed e Max Baissette de Malglaive.

C’è tanta verità in questa storia di amore e incanto, dove anche il dolore e la perdita sono strazianti ma motore per andare avanti. Fabienne Godet, psicologa che debutta al cinema nel 1999, racconta che scrive i suoi film con due amici, un artista e un filososo. Nella pellicola infatti trovano spazio le domande sui temi della vita e la morte, il dolore e la felicità, e i personaggi, ma sarebbe meglio dire le persone, sono legate da un collante fortissimo, l’arte: che sia la musica, la fotografia, l’antica arte egizia, la creatività di un bambino.

Fabienne Godet ci svela che Antoine, il protagonista, è stato scritto ispirandosi ad una persona che lei conosce bene, e che quando ha scelto Poelvoorde, dopo averlo visto in un ruolo secondario in Coco Chanel, non credeva nemmeno che lui accettasse. Invece ha letto la sceneggiatura in poche ore ed ha detto si. Incredula, la Godet non aveva nemmeno il coraggio di richiamarlo. Poi “il lavoro sul set è stato molto intimo, c’era grande intesa, come se Benoit (Poelvoode) avesse già in sé il senso di quello che stavamo raccontando, eppure abbiamo letto la sceneggiatura insieme solo una volta, e non abbiamo provato”, racconta la regista.

Il risultato è un cinema puro, coinvolgente, mai scontato. Così vero da fare anche un po’ male. Il film non ha ancora una distribuzione italiana, che speriamo che trovi, perché sarebbe un peccato, per il nostro pubblico, perdersi questo piccolo gioiello.

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Ylenia Politano, giornalista, si occupa da diversi anni di cultura, lifestyle e cinema. Mamma di tre creature e moglie di un attore, tra un asilo, uno scuolabus, una piscina e feste con 20 bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, torna al suo primo amore, il cinema. Interviste, recensioni, riflessioni. Grandi maestri e nuovi talenti. Incursioni qua e là. Set, anteprime, backstage. Quando la mamma non c’è…”la mamma è al cinema!”