Cannes 67 – Still the water (Fatatsume no mado): recensione film (in concorso)

STILL THE WATER UNISCE IL RACCONTO DI FORMAZIONE ALLA NOSTALGIA DEI TEMPI IN CUI LA NATURA VENIVA RISPETTATA

Still the waterGENERE: drammatico

DATA DI USCITA: n.d.

DURATA: 118’

VOTO: 3 su 5

Da quando, nel 2011, un devastante terremoto ha colpito il Giappone la cineasta Naomi Kawase ha deciso di inserire nella sua produzione cinematografica elementi che celebrano la natura in ogni sua più pacata o feroce sfumatura.

Amami Oshima è un’isola sub tropicale del Giappone dove vivono due ragazzi Kaito, un giovane uomo la cui madre divorziata ha una vita sentimentale alquanto promiscua che il figlio non comprende e non asseconda, e Kyoko una fanciulla che vive un rapporto simbiotico con la natura, e in particolare col mare, la cui genitrice è gravemente malata. I due fidanzati si ritroveranno a confrontarsi, attraverso una serie di accadimenti quali il ritrovamento di un cadavere e un uragano che colpirà la loro terra e la loro vita, a mettere in discussione e solidificare il loro rapporto.

È una trama semplice e narrata con chiarezza quella di Still the water ultima fatica della cineasta giapponese Naomi Kawase che in questa pellicola unisce una palese nostalgia per un mondo arcaico, in cui il rispetto per la natura era il fondamento del quieto vivere, a un breve racconto di formazione che ha come protagonisti la giovane e innamorata coppia.

Nelle immagini di Still the water si percepisce il bisogno della regista di un Paese – fortemente ferito dalla tragedia di Fukushima – che smetta di mettersi a confronto con quella natura che sarà sempre impossibile da vincere: il lungometraggio della Kawase ha una morale molto ambientalista trattata senza alcuna forma di retorica ma con forte cognizione di causa.

In ogni fondamentale passaggio del film un elemento naturale la fa da padrone e addirittura la furia di un uragano diventa il movente per riavvicinare Kaito, l’impaurito e bigotto Kaito, a quella madre incomprensibile ai suoi occhi. Ma la natura sa essere spietata almeno quanto è in grado di essere Madre di due giovani ragazzi che nell’acqua salata che circonda la loro terra troveranno il giusto ventre di gestazione per la loro rinascita.

Le immagini estremamente eleganti e suggestive di Still the water riescono, almeno per la manciata di minuti che hanno a loro disposizione, a riappacificare l’uomo con la natura. Fino al prossimo (in)naturale umano errore.

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