In nomine Satan: analisi e pareri

ANALIZZIAMO LA PELLICOLA LOW BUDGET GIRATA DA EMANUELE CERMAN

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La scoperta di un cadavere, porta alla luce la scioccante verità delle bestie di satana e dei giovani volti alle spalle della setta, trascinando due agenti in un incubo fatto di omicidi continui e violenza spropositata. Questa in breve la trama di In Nomine Satan, pellicola low budget, girata dal regista italiano indipendente Emanuele Cerman. La vicenda di cronaca inquietante delle bestie di satana e della loro serie di efferati delitti, commessi dai membri stessi o, delle volte, addirittura effettuati per induzione, offre diversi spunti interessanti non solo per far riflettere, ma anche per portare sullo schermo un prodotto che si presuppone debba articolarsi in dinamiche intense e non puramente narrative, soprattutto quando quest’ultime si rilevano estremamente lente e confuse.

Nonostante vada riconosciuto il tentativo di Cerman, in collaborazione con Calvagna, di portare qualcosa sullo schermo che differisca dalla tipicità italiana della commedia o del dramma familiare, il risultato, malgrado gli sforzi non rende merito all’impegno. Forse una delle cause è da ricercare nella recitazione poco convinta dei protagonisti o ancora nell’imparzialità eccessiva durante la narrazione dei fatti, che poi finisce per rendere la pellicola più un episodio di cronaca scritto da Lucarelli che altro, il film insomma non convince. Emerge però la voglia di mandare un messaggio al pubblico che prescinda da quello costruito dal sistema dei mass media, ma la troppa delicatezza nel farlo, soprattutto per chi non è ben informato sui fatti e al cinema va solitamente per un fine ludico, non aiuta, e purtroppo lo oscura totalmente.

L’occhio non critico ma cronico, e la simbologia inaspettata adoperata, intuibile solo da chi conosce bene le radici alla base del satanismo, dal momento che nella pellicola, nonostante venga citato più volte il nome del demonio, gran parte dei simboli utilizzati appartengono a ben altro tipo di ordini, mostra l’intenzione di voler raccontare un’altra verità sulla situazione. La noia però, prende il sopravvento e lo spettatore, per quanto possa essere attento e ben intenzionato, finisce per giudicare il film per quello che vede sullo schermo, non per quello che intenzionalmente vorrebbe mostrare.

Quello che resta alla fine è un prodotto innovativo nell’idea ma scarso nei contenuti, prova però che c’è aria di cambiamento nel panorama cinematografico italiano e che ben presto, magari con una struttura più solida, anche il cinema di Cerman possa articolarsi in prove degne di nota non solo per il loro essere innovative ma anche piacevoli.

 

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"Io ci vedo...un rinoceronte!"