Maps to the stars: recensione film

MAPS TO THE STARS RACCONTA GLI SCHELETRI NELL’ARMADIO E GLI INCUBI NEL CASSETTO DI HOLLYWOOD ATTRAVERSO LO PSICANALITICO SGUARDO DI CRONENBERG

Maps to the starsGENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 22 maggio

DURATA: 111’

VOTO: 3,5 su 5

Il firmamento delle stelle di Hollywood non è brillante come sembra e gli scheletri nell’armadio sono forse ancora più imponenti dei sogni nel cassetto che, a loro volta, di tanto in tanto si trasformano in incubi.

Di film che hanno parlato del lato oscuro di Hollywood ne è piena la cinematografia da Il viale del tramonto, passando per Come eravamo fino ad arrivare al più recente The Canyons. Ad alimentare questo genere di lungometraggi che svela senza inutili abbellimenti la ferocia celata dietro dietro la luccicante vita delle stars o delle aspiranti tali arriva anche l’eccellente cineasta David Cronenberg che con Maps To The Stars dice la sua su questo mondo.

Cronenberg entra nelle viscere del firmamento hollywoodiano raccontando gli indicibili segreti dei suoi protagonisti, descrivendo la supponenza dei giovani attori troppo piccoli e fragili per poter sopportare il peso della fama, le incoerenze degli agenti e dei produttori e la psicologia malata di chi in questo mare azzurro eppure melmoso ci sguazza e ci sopravvive a suon di terapia.

Un cast eccellente che vede tra gli altri un Robert Pattinson più espressivo del solito, un sempre bravo John Cusack e una Julianne Moore in splendida forma dà vita a un lungometraggio che si divide in due registri narrativi partendo con toni quasi comici per poi svelare la sua vera natura drammatica.

L’ossessione per il passato e per i legami familiari che tentano di essere strappati ma poi vengono ricuciti nel più malato dei modi è alla base di questo film che racconta i meccanismi del successo e allo stesso tempo psicanalizza, come solo Cronenberg sa fare, il concetto di ricerca di identità.

L’essere e l’apparire si confrontano e si scontrano in un racconto che forse non è del tutto nuovo ma che il cineasta personalizza a suo modo rendendo l’holliwoodiano paese dei belocchi inquietante specchio dell’umanità intera.

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