Marina: recensione film

LEGGERA COME UNA BREZZA D’ESTATE ARRIVA SUL GRANDE SCHERMO MARINA,IL FILM ISPIRATO ALLA VITA DEL CANTAUTORE ROCCO GRANATA

locandina-marinoGENERE: biografico

DURATA: 120′

USCITA: 8 maggio

VOTO: 3 su 5

Una musica suona tra il fango di una terra straniera. Si copre la voce di alcol e fumo di sigarette, corre veloce, come le notizie. Non resta solo polvere, ma una nota leggera che emoziona, riga le gote di lacrime e risuona nell’aere come un ballo lontano, uno di quelli da fare abbracciati e stretti sotto un temporale.

Con una regia molto televisiva arriva sul grande schermo il racconto della vita di Rocco Granata, il cantautore italiano, naturalizzato belga, che ha lasciato al panorama musicale una delle ballate più cantate e conosciute di sempre: Marina. Il film, diretto da Stun Conix, si ispira liberamente alla vita del musicista, ponendo come sfondo l’immigrazione, il disagio, il sud italiano, il viaggio, il sogno, la discriminazione. Uno sfondo che come un telo copre le storie e i racconti degli anni ’50, di tutti quegli immigrati italiani che lasciarono la propria casa per trovare fortuna altrove scontrandosi con un muro ostile di pregiudizi e razzismo.

Il piccolo Rocco aveva 10 anni quando il padre Salvatore, interpretato da Luigi Lo Cascio, si trasferisce in Belgio per lavorare in miniera. Passa solo un anno e la famiglia si riunisce, Salvatore chiede ai figli e alla moglie (Donatella Finocchiaro) di raggiungerlo. Qui inizia per loro una nuova vita. Trattati come dei forestieri a piccoli bocconi ingoiano la nostalgia, la rabbia e la voglia di casa. Rocco, vivace e molto sveglio, impara presto la lingua e si avvicina all’unica passione che lo fa sentire nel posto giusto, è grazie alla musica che il ragazzo viene notato.

Il suo sogno combatte ogni giorno contro un padre conservatore e sicuro che la musica sia solo un hobby, combatte contro i pregiudizi di un posto che risulta essere arretrato e bigotto. Eppure da quella fisarmonica escono note pure, vere, che non hanno razza o patria. Su quel palco Rocco è a casa. Dopo aver formato un gruppo arriva la svolta, con la canzona Marina incide il suo primo 45 giri, un successo che non ha confini, un successo che va oltre oceano e si espande come una macchia d’olio. I conflitti con il padre termineranno, Salvatore ormai malato riconoscerà il talento del figlio divenendo fiero ed orgoglioso di lui.

Con qualche licenza poetica in Marina si ripercorre la vita di Rocco Granata e il regista lo fa bagnando gli occhi degli spettatori. Impossibile non commuoversi e sentirsi rapiti dal racconto. L’intera pellicola è retta dalla riuscitissima interpretazione di Luigi Lo Cascio e Donatella Finocchiaro, così ben inseriti nel contesto risultando sempre credibili e mai fuori luogo. Marina rappresenta un po’ tutta l’Italia, quella che ancora sogna, che lavora, che non si lascia abbattere, quella che canta e balla a braccetto con la vita, a piedi scalzi, su un bel prato baciato dal sole del sud.

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