Pesaro Film fest 50 – I Ponti di Sarajevo: recensione film

I PONTI DI SARAJEVO È UN CORALE RICORDO PER IMMAGINI, FIRMATO DA 13 REGISTI, DI UN LUOGO CHE HA CAMBIATO LA STORIA D’EUROPA

I Ponti di SarajevoSarajevo è un delle città simbolo del ‘900 sia perché la scintilla della Prima Guerra Mondiale scoppiò tra le sue strade in seguito all’uccisione di Francesco Ferdinando, all’epoca erede al trono austroungarico, sia per l’assedio della città da parte dei serbi di Milosevic e Karadzic dalla quale è scaturita uno degli ultimi grandi conflitti in un luogo da sempre culturalmente e socialmente in bilico a causa della difficile convivenza tra genti di diverse culture.

I ponti di Sarajevo è un lungometraggio collettivo coordinato dal critico Jean-Michel Frodon che ha riunito 13 cineasti del vecchio continentE per una riflessione attraverso immagini sulla città d’incontro/scontro che è stata Sarajevo nel corso dello scorso secolo.

Tra i vari corti che compongono la pellicola la maggior parte dei registi ha deciso di soffermarsi sulle vicende degli anni ’90 più che su quelle del 1914 ma chi ha optato per l’ipotesi meno quotata, come il bulgaro Kalem Kalev, lo ha fatto in maniera molto intelligente ricostruendo la sua versione dei fatti di quel che accade nella famigerata notte del 28 giugno attraverso i negativi presagi che, secondo il cineasta, già attanagliavano la mente della moglie dell’Arciduca.

Tra i 13 cineasti che hanno aderito al bel progetto messo in moto in occasione proprio dei cento anni dall’inizio del primo conflitto mondiale spiccano anche due italici nomi ovvero quelli di Leonardo Di Costanzo che ha raccontato la storia di un soldato che su una montagna si rifiuta di andare verso morte certa come 4 commilitoni prima di lui, e Leonardo Di Costanzo che invece analizza le motivazioni per le quali una coppia da vent’anni in Italia ha molti dubbi sul tornare o meno a Sarajevo per il funerale del padre di lui.

Anche Godard dice la sua su Sarajevo ma comunque la prova, e la storia, più interessante e gestita con furba ironia è quella del romeno Cristi Puiu basata tutta sull’idea che il pregiudizio è duro a morire.

Una bella scelta di registi che a loro volta hanno dato vita a una seria di ottimi cortometraggi per ricordare eventi e luoghi che hanno cambiato la storia e la cultura dell’Europa.

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