Blockbuster memories: Terminator

TERMINATOR: DA SEMPLICE PELLICOLA AD INDISCUSSO CULT GENERAZIONALE

Nell’ormai lontano 1984 il regista/sceneggiatore James Cameron insieme alla ex-moglie Gale Anne Hurd scrisse un classico di genere fantascientifico nonché una pagina del cinema made in 80′:  Terminator. Una cupa voce narrante ci introduce all’interno di un mondo abbandonato, facendoci viaggiare al di la del tempo e dello spazio e rievocando la paura di un disastro nucleare attraverso poche righe sentenziose che preannunciano l’imminente lotta per la sopravvivenza.

Le macchine emersero dalle ceneri dell’incendio nucleare. La loro guerra per sterminare il genere umano aveva infuriato per anni e anni. Ma la battaglia finale non si sarebbe combattuta nel futuro: sarebbe stata combattuta qui, nel nostro presente… Oggi.

1984 Los Angeles. Un cyborg (Arnold Schwarzenegger) venuto dal 2029 cerca di uccidere Sarah Connor (Linda Hamilton), la donna che un giorno partorirà il futuro leader della resistenza umana contro le macchine. Nello stesso momento sopraggiunge anche il giovane combattente Kyle Reese (Michael Biehn) mandato nel passato proprio da John Connor per proteggere la madre.

Costato poco meno di 10 milioni di dollari, questa pellicola alla sua prima uscita venne completamente affossato dalla critica, ricevendo una candidatura all’ Oscar per il premio satirico Golden Turkey. Nonostante ciò Terminator divenne un inaspettato successo del 1984 e la sua popolarità si è fortificata di generazione in generazione portando l’ Opera al grado più elevato di Cult.

Una trama imperfetta nella sua apparenza, ma totalmente in mano a James Cameron che, prendendo spunto da maestri del cinema come John Carpenter e Roger Corman, porta degli effetti speciali low-cost uniti ad una storyline altalenante che riesce ad ottenere tutto il suo valore grazie ad un’ intesa perfetta tra i personaggi e sfruttando l’ argomento di un futuro nuclearizzato seguito già da molti registi in quegli anni.

Il film attira per il fascino grottesco dei protagonisti, dalla metamorfosi della giovane Sarah Connor che passa da donna continuamente in pericolo a vera macchina da guerra fino ad arrivare all’ antagonista della storia, questo T-800 caratterizzato da un’ ottusità meccanica e da una serie di battute brevi e scontate che però rimangono indelebili nelle memorie di noi tutti.

L’opera aliena totalmente lo spettatore che, tralasciati i difetti di fondo, si tuffa in questa avventura confusa e palpitante fatta di una violenza esageratamente sadica, ma comica al tempo stesso. Questo da alla pellicola uno stile farsesco e premia una regia in grado di avere il controllo grazie ad una narrativa circolare, il futuro che cerca il controllo sul passato per ritrovarlo in sé stesso.

Più che un’abilità particolare, il cineasta sfrutta una vera e propria strategia, combinando elementi comuni e riconoscibili tra di loro in un nuovo universo cinematografico.

Azione violenta, ritmo infallibile, frasi iconiche ed un potenziale metaforico percepibile in alcuni confronti dell’ androide con il mondo umano, hanno reso questo capolavoro suggestivo a livello figurativo, in grado di imporsi nel corso degli anni e di fortificarsi grazie a generazioni di fanatiche  macchine che hanno registrato ogni battuta a memoria… I’ll be back!

 

 

 

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