Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie: recensione film

IL BUON MATT REEVES CI METTE PASSIONE, MA IL PROBLEMA RISIEDE NEL POCO INTERESSE VERSO IL GIA’ CONOSCIUTO

locandina apes revolutionGENERE: fantascienza

DURATA: 130 minuti

USCITA IN SALA: 30 luglio 2014

VOTO: 2,5 su 5

Si apre bene Apes Revolution, con un intenso primo piano di Cesare, la scimmia intelligente, in grado di parlare, capire, amare e combattere. Leader del popolo delle scimmie, destinate a colonizzare la Terra e a vincere la guerra contro gli umani. Ma qui siamo giusto un passo prima, alla causa scatenante dopo che un virus letale ha decimato il pianeta, rendendo l’uomo un rifugiato in varie colonie di sopravvissuti, mentre il popolo dei primati troneggia sulle colline fuori San Francisco. La necessità di luce elettrica innescherà una scintilla fatale…l’aria di scontro infuria.

Dopo l’apertura, la prima parte arranca in un prevedibilissimo clichè tra mondi distinti, quello animale e selvaggio, quello umano e selvaggio ugualmente, quando il lucido raziocinio prende il sopravvento allora ecco che la guerra divampa, senza però che la regia di Matt Reeves riesca a sostenere l’incedere lento e inesorabile di un pretesto volto ad accendere la miccia. Attori fuori parte, lato tecnico degno di nota, ma una prevedibilità diffusa che rende il film vano per tre quarti.

Poi la catarsi, lo scontro al vertice e un’umanità delle scimmie che si fonde al lato primate (e primordiale) degli uomini, lotta per la sopravvivenza che diventa lotta per la superiorità, predominio contro libertà, complesso unire due realtà così distanti, nonostante la storia voglia regalarci un happy ending a tutti i costi. Impossibile da realizzarsi, la morale resiste solo fino all’ovvio richiamo al terzo film. Una penuria di sceneggiatori ad Hollywood e dintorni che lascia disorientati.

La smania di dover presentare over & over storie che la Storia ha già raccontato ha portato ad un’aridità di personaggi tale da provare sulla propria pelle quell’assenza di necessità nei confronti del cinema. Nonostante Apes Revolution sia di qualità nel suo complesso, l’indifferenza prodotta nei confronti di ogni singolo fotogramma ci ricorda come la scelta di una sceneggiatura risieda proprio lì, in un punto da cui partire. Non nel suo salto narrativo avanti o indietro nel tempo, che nel caso specifico è esattamente quando la conquista del globo ad opera delle scimmie era già bella che conclusa. Il resto vale poco, un primo piano di Cesare e il suo gesto d’attacco.

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