Maicol Jecson: recensione film

CON MAICOL JECSON IL DUO CALABRESE /AUDENINO DANNO VITA A UN IRONICO RACCONTO DI FORMAZIONE CHE STRIZZA L’OCCHIO ALLA CINEMATOGRAFIA INDIE AMERICANA

Maicol JecsonGENERE: commedia

DATA DI USCITA: 17 luglio

DURATA: ‘84

VOTO: 3 su 5

“Facciamo conto di essere in America” dice a un certo punto uno dei protagonisti di Maicol Jecson ammettendo che il nuovo film girato dagli esordienti Francesco Calabrese ed Enrico Audenino strizza non poco gli occhi alla cinematografia d’Oltreaoceano e, in particolare, al cinema indipendente americano.

Andrea, 15 anni, e Tommaso, 9 anni, dovrebbero partire per un campo estivo ma Tommaso, complice la voglia di perdere la verginità con la ragazza dei suoi sogni, decide di rimanere a casa senza dire nulla ai genitori e con lui resta anche il fratello minore, un simpatico e strano bambino convinto di essere il figlio di Michael Jackson. Perché la presenza di Andrea non rovini i suoi piani, Tommaso lascia il ragazzino in un ospizio con la scusa di fare “il gioco del nonno” ma per tutta risposta il furbo immaginario erede della stella del pop porta a casa Cesare uno stralunato vecchietto.

L’improbabile trio dà vita a una commedia dolce ed esilarante che descrive tre età dell’uomo – fanciullezza, adolescenza e vecchiaia – mettendole a confronto con ironia e sarcasmo in un vero e proprio road movie che ha come ambientazione un’Italia irriconoscibile e tanto simile all’indistinguibile provincia americana in cui vengono ambientati molto spesso i film indie.

Maicol Jecson è una storia di formazione ambientata in un’estate che, nonostante qualche pecca palesata soprattutto nel finale non originale quanto il resto del film, ha una narrazione intensa e comprende tutta una serie di personaggi e tormentoni visivi (come l’anziana jogger che spesso si vede sullo sfondo passare) propri di una certa tipologia di pellicole.

Il titolo del lungometraggio, ovvero il nome italianizzato di una delle più grandi Pop Star della storia, non si rifà solamente alla passione di uno dei protagonisti nei confronti del cantante ma è stato scelto, probabilmente, perché il lungometraggio è ambientato nell’estate del 2009 anno in cui Michael Jackson è morto e proprio la notizia del suo decesso segna la svolta della trama, il momento di cambiamento e di consolidazione dell’unione dei tre protagonisti.

Un Remo Girone nell’inedita versione di Nonno Cesare è il capostipite di un cast composto anche, e soprattutto, dai giovanissimi – e bravissimi – Tommaso Maria Neri, voce narrante del film e degli adolescenziali moti dell’anima e degli ormoni, e Vittorio Gianotti irresistibile figlio immaginario di Jakcson.

Maicol Jecson è un buon lavoro di esordio, anche se non coraggioso fino alla fine: una commedia che non ha avuto l’ardire di essere innovativa sino all’ultimo ma che comunque rende interessante l’incipit di un percorso cinematografico di due registi che, almeno in questa loro prima prova da grande schermo, sembra che abbiano qualcosa da dire e da far vedere.

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