Melbourne: recensione film

QUELLO CHE DOVEVA ESSERE UN VIAGGIO STUDIO DIVIENE UNA FUGA

locandina melbourneGENERE: drammatico

DURATA FILM: 93 minuti

USCITA IN SALA: 27 novembre 2014

VOTO: 3 su 5

Non c’è tempo, ci sono valigie da preparare, una casa da liberare e tanti amici e parenti da salutare prima dell’imminente viaggio. Parte così Melbourne il film iraniano presentato al festival del cinema di Venezia. Tutto si svolge all’interno di un appartamento, un ambiente famigliare e disteso che mette lo spettatore subito a suo agio. Non è rappresentata la società che ci aspettiamo ma ad essere protagoniste sono le finestre della media borghesia di Teheran, quella borghesia che sembra essere sempre di più vicina all’Occidente e lontana e protetta da quei disagi sociali spesso citati.

L’intero universo viene racchiuso dal regista Nima Javidi e l’esperimento funziona in ogni istante, non ci sono tempi morti né tantomeno cade in un vortice noioso che rischiava di avvolgere una narrazione tanto lenta e rotta solo dal suono del campanello e dei telefoni cellulari. La storia è quella di una giovane coppia che sta per partire, la loro meta è Melbourne dove si trasferiranno per studiare. Stanno finendo le ultime cose, ci sono ancora le valigie da chiudere e gli ultimi da salutare eppure sembra che la città o lo stesso Paese non voglia lasciarli andare.

I loro preparativi verranno sconvolti dall’arrivo della figlia di pochi mesi di un vicino. Nella casa entrerà l’inganno e il senso di colpa, la menzogna e l’incapacità così forte di dire la verità e questo finirà per coinvolgere i protagonisti in un estremo circolo vizioso dal quale sembra impossibile uscire. Le bugie inclinano l’equilibrio, distolgono le menti e avvolgono il tutto con un telo soffocante.

Dire la verità o continuare a mentire? La storia non spicca certo per originalità del tema né tantomeno insinua nello spettatore grandi dubbi o questioni esistenziali sulle quali riflettere, si è fermi sul concetto di giusto e sbagliato che alla fine lascia posto sempre agli stessi vecchi quesiti. Quello che piace è il modo in cui l’intera pellicola sia stata bloccata in un ambiente chiuso, quell’ambiente che ci sembra il paese stesso e dal quale sembra difficile scappare. Come un cerchio che si chiude il viaggio torna e la menzogna chiude il cerchio, non resta che scappare.

 

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