La nostra terra: recensione film

LA LEGALITÀ CHE NASCE DAL LAVORO DELLA TERRA: ACCORSI E RUBINI COMBATTONO LA MAFIA COL BIOLOGICO

manifestoGENERE: commedia

DURATA: 100 minuti

USCITA IN SALA: 18 settembre 2014

VOTO: 3,5 su 5

L’antimafia che si fa scendendo in campo, anzi nei campi, coltivando terre confiscate ai boss e creando nuove realtà di legalità. L’Italia è ricca di queste storie e Giulio Manfredonia, grazie alla collaborazione di Libera, ha conosciuto persone e situazioni dalle quali ha trovato ispirazione per realizzare La nostra terra.

Il terreno confiscato a Nicola Sansone, boss mafioso in carcere, viene affidato ad una cooperativa. I problemi burocratici e i celati boicottaggi che impediscono di avviare l’attività sono però numerosi, e per risolverli arriva Filippo (Stefano Accorsi), uomo del nord che da anni fa antimafia da dietro una scrivana ma che è totalmente impreparato ad affrontare il problema sul campo. Le difficoltà che il gruppo, composto tra gli altri da Cosimo (Sergio Rubini) ex fattore del boss e dall’educatrice Rossana (Maria Rosaria Russo), si trova ad affrontare sono molte e sempre più pericolose, e si fanno concrete quando Sansone viene mandato ai domiciliari nella sua villa che confina proprio col terreno affidato alla cooperativa. La voglia di mollare tutto e le paure di Filippo sono vinte dal suo senso di sfida, dai sentimenti e dalle amicizie nate all’interno di questo variegato e insolito gruppo di lavoro.

Il racconto è leggero e divertente, e in più di un’occasione si ride di gusto senza perdere di vista la serietà del tema. Non ne viene fuori un sud da cartolina abitato da una popolazione o violenta o buona, non c’è questa estremizzazione, ma si riesce ad entrare in quella zona grigia che mette in risalto le contraddizioni di queste terre e dei suoi abitanti. Il folto cast dimostra ancora una volta la predilezione del regista per la coralità. Le interpretazioni degli attori sono tutte degne di note, Accorsi è assolutamente convincente, ma Rubini rapisce e strabilia. Manfredonia costruisce personaggi molto caratterizzati e variegati, per mettere in piedi un gruppo che si fa specchio di molte realtà.

Da Rossana, impegnata nell’insegnamento perché “il cambiamento inizia dall’educazione delle giovani menti”, alla strampalata Azzurra (Iaia Forte), che interra da sola settemila piante di pomodori per ritrovare una pace interiore che si ha solo nel dare la vita; tutti i personaggi partecipano all’impresa perché ci credono, chi per un motivo che per un altro, ma tutti hanno bisogno che la cooperativa spicchi il volo, e si trovano ad affrontare ostacoli che si rivelano per loro delle opportunità.

Per Filippo la sfida è vincere le proprie ansie, combattere in prima persona quelle battaglie che per una vita ha condotto da dietro una scrivania, e riuscire così a capire quella logica e quella cultura che non si percepiscono rimanendo lontani ma contrastando faccia a faccia la legge della paura su cui la mafia fonda la propria forza. Per Cosimo è il riscatto del suo terreno, è il contrastare chi per una vita lo ha sottomesso e che avrebbe fatto di tutto per imporre il proprio potere su persone e cose. Ma Cosimo non ci sta, e rivendica ciò che un tempo è stato suo, a costo di dovervi rinunciare per sempre: la propria terra.

 

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