Lucy: recensione film

IL TRIONFALE RITORNO DEL GENIO SREGOLATO DI LUC BESSON

locandina lucyGENERE: sci-fi

DATA DI USCITA: 25 settembre 2014

DURATA FILM: 89 minuti

VOTO: 4 su 5

Ad un certo punto ti fermi, stop. E cominci a pensare. All’infinito, allo spazio senza orizzonte, né tempo, un limite inconcepibile per il cervello umano da uscirne pazzi. Anche perchè noi uomini, quel cervello sviluppato, abbiamo la capacità di usarlo solo al 10%. E se lo sbloccassimo? Se andassimo oltre, sviluppassimo la percezione del 100% del nostro potenziale cerebrale? Cosa potrebbe mai accadere? Su questo assunto di base Luc Besson torna a farci “volare” grazie a Lucy.

Una ragazza senz’arte né parte di stanza a Tokyo per studio, si imbatte in un boyfriend spacciatore, trovandosi suo malgrado invischiata nel traffico di una nuova potentissima droga sintetica, un recettore che stimola le funzioni più recesse del nostro potere cognitivo. In piccole quantità. Ne assumerà involontariamente una dose massiccia e da lì la fantasia al potere di Besson ci porterà in viaggio tra spazio e tempo.

Dominato da l’espressione a metà tra l’attonito e il consapevole di una perfetta Scarlett Johansson, in palla nel ruolo quasi fosse un ritorno alle sue origini più trasandate e non ancorata ad un presente offuscato dalla sua bellezza catalizzatrice. Lei è una perfetta Lucy, l’essere più evoluto sul pianeta Terra, tanto da averne il controllo sopra la fisica. Ambientato tra Tokyo e Parigi, Besson rilegge lo sci-fi in versione hard boiled, ponendosi domande esistenziali a ritmo di rock.

Montaggio scatenato e un simbolismo esemplare riescono ad esaltare gli appena 89 minuti di narrazione, durante la quale ci immergiamo totalmente nel nuovo mondo di Lucy, nella sua nuova percezione della realtà in cui si sta trovando ad evolvere alla velocità della luce, l’assunzione del farmaco la sta trasformando e noi con lei. Distaccati, alienati, superiori. Consapevoli. Il futuro diventa senza confini, il presente rigurgitato in un lampo di umana aberrazione.

Morgan Freeman incarna lo scienziato americano destinato ad intrecciare il suo percorso con la Lucy “ultraterrena”, il narcotrafficante orientale (omaggio completo alla sottocultura pop degli anni 80) l’icona della violenza, l’estremo tentativo di salvaguardia della razza, il poliziotto francese l’anima candida di una storia senza eroi, né antieroi, né vincitori, né vinti, ma solo un branco di australopitechi osservati a distanza. Quando tutto si conclude nel più logico dei finali rimaniamo seduti a lungo…a rimirar le stelle. L’etereo infinito ci attende.

 

 

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