The Act of Killing: il doc di Oppenheimer sul genocidio in Indonesia

THE ACT OF KILLING, LA CONSACRAZIONE ALLA REGIA DI OPPENHEIMER CON UN DOCUMENTARIO STRAZIANTE

the act of killing documentarioGENERE: documentario

DURATA: 122′

USCITA IN SALA: 17 Ottobre 2013

VOTO: 4 su 5

Chi? Gli autori di un massacro storicamente riconosciuto. Cosa? Il genocidio di mezzo milione di persone. Dove? In Indonesia. Quando? Tra il 1965 e il 1966. Perché? Bella domanda. E’ questo il fatto. Può esserci un perché ad una simile violenza? Nel corso della storia l’umanità ha dovuto fronteggiare il male in diverse sue manifestazioni, sempre rivolte contro il suo simile. Ma ogni volta che ci troviamo di fronte ad uno sterminio di massa, nonostante ci siano dei motivi razionalmente identificati come tali, una giustificazione al perché non è mai abbastanza da accettare. La brutalità del male, la legittimazione della violenza gratuita come unica via, esseri umani che vengono trattati come le peggior bestie del pianeta. Tutto questo a quale fine? Un colpo di stato non andato in porto, che ha dato il via al grilletto ed i colpi in canna sono partiti contro i comunisti, i presunti comunisti e la minoranza cinese.

Joshua Oppenheimer è volato nello stato-arcipelago più grande al mondo, per proporre a quegli stessi carnefici di cimentarsi in un film nel quale dovevano interpretare loro stessi, in un duplice gioco che vede realtà e finzione mescolarsi inesorabilmente, per il divertimento di chi quei momenti di terrore li ha messi in pratica ed ora li rivive e il disarmante sconvolgimento del resto del mondo che è stato e sta a guardare. Realizzato come una sorta di making of di un western anni ’60, The Act of Killing ha il merito di far raccontare a chi quella storia l’ha fatta come andarono le cose, senza tabù nè vie di mezzo, ma ridendo di quella volta in cui il paramilitare ha dovuto uccidere il patrigno della sua ragazza perché anch’esso cinese.

La violenza riproposta, il racconto spietato della malvagità e la sete di sangue vengono intervallati da sequenze oniriche di inesorabile bellezza visionaria, quasi un monito per chi guarda a domandarsi sempre cosa succede nel mondo, perché quegli stessi occhi che ora si rendono conto di un avvenuto genocidio, sono anche quelli che vedono l’Indonesia come un posto dal mare splendido e ricco di donne in gonnella stile hawaiano che danzano a suon di musica ancestrale con bambini a carico da sfamare.

Oppenheimer con The Act of Killing ci ha fornito la testimonianza di chi solo a distanza di anni, solo guardandosi nello specchio della macchina da presa, messo di fronte all’evidenza dei fatti, si chiede se siano immagini da far vedere al mondo. Non c’è paura – tranne qualche naturale cedimento psicologico – del giudizio, non c’è redenzione, non c’è critica sociale. C’è un gruppo di persone che hanno fatto la storia dell’Indonesia che racconta in prima persona, nelle vesti di sceneggiatori, una vicenda del passato prossimo del loro paese al suo popolo. Questa è l’intelligenza del regista, quella del lasciar fare e del lasciar vedere. Perché non c’è impatto più forte del sentirsi impotenti di fronte a cotanta disumanità.

 

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