Confusi e felici: recensione film

CONFUSI E FELICI LA NUOVA DELIZIOSA COMMEDIA DI MASSIMILIANO BRUNO

Confusi_e_Felici_Poster_Italia_midGENERE: commedia

DATA DI USCITA: 30 ottobre

DURATA: 105 minuti

VOTO: 3,5

Dopo anni di scrittura e recitazione Massimiliano Bruno ha deciso di passare, senza però lasciare i suoi primi amori, alla regia facendo un grandissimo regalo alla commedia italiana bisognosa di cineasti che non basino l’ironia del loro lavoro sulla volgarità gratuita o sulla presenza in una pellicola di quei tipi da cabaret, o da MTV, meteore poco adatte alla settima arte. Momentanee passioni del pubblico pagante che da troppo tempo è diventato .

A tre anni dal suo esordio dietro la macchina da presa con Nessuno mi può giudicare e a due da Viva L’Italia, Bruno ritorna con la corale commedia Confusi e Felici in cui stavolta il personaggio intorno al quale tutti gli altri ruotano è Marcello (Claudio Bisio), uno psicanalista depresso (ossimoro delizioso come delizioso era il politico-sincero di Viva l’Italia) il cui malessere si trasforma, suo malgrado, in una malattia che sfocia nell’irreversibile cecità. L’allontanamento dal lavoro di Marcello è visto dai suoi pazienti come una sorta di abbandono ma Silvia (Anna Foglietta), la storica segretaria, preoccupata per il suo capo riunisce molte delle persone in cura da lui e mette su un gruppo di sostegno sui generis del quale fanno parte, tra gli altri, uno spacciatore con attacchi di panico (Marco Giallini), un mammone per vocazione (Bruno), una ninfomane (Paola Minaccioni) e una coppia in crisi sessuale (Pietro Sermonti e Caterina Guzzanti).

Massimiliano Bruno con Confusi e Felici regala al pubblico la sua opera più matura sia dal punto di vista della scrittura che da quello della regia che stavolta, oltre a puntare alla funzionalità, è anche forte di un’estetica più ricercata rispetto ai precedenti lavori più semplici(stici) come inquadrature e attenzione ai dettagli.

Con intelligenza e originalità Bruno si occupa di un argomento caro alla commedia italiana ovvero il rapporto paziente/analista dando però un punto di vista diverso dal solito ovvero mostrando la fragilità di un uomo che solitamente ha le risposte giuste per ogni anima diventare letteralmente e metaforicamente incapace di “guardare”.

Ancora una volta Massimiliano Bruno dimostra che l’ironia della commedia italiana è ancora in grado di far riflettere prima di strappare una valanga di risate.

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