Fratelli unici: recensione film

UNA SCENEGGIATURA SUPERFICIALE E UN’INTERPRETAZIONE FORZATA ED ESASPERATA PENALIZZANO FRATELLI UNICI, UNA COMMEDIA CHE DIVERTE COME UNO SPETTACOLO DI CABARET

FRATELLI UNICI 100X140 YAHOOGENERE: commedia

DURATA: 89′

USCITA IN SALA: 2 ottobre 2014

VOTO: 2 su 5

Pietro e Francesco sono fratelli, ma hanno sempre avuto il desiderio di essere figli unici. Chirurgo di successo il primo, stuntman con qualche problema economico il secondo, sposato e separato l’uno, donnaiolo l’altro, un giorno Pietro rimane coinvolto in un incidente stradale che gli costa la memoria. Giulia, la sua ex moglie, rifiuta di prendersene cura, così Francesco è costretto a portarselo a casa e a insegnargli tutto ciò che ha dimenticato con l’aiuto della sua vicina Sofia.

Quello che si è cercato di fare con Fratelli Unici è stato portare sullo schermo una commedia popolare con un senso, ossia quello dell’importanza di dare una seconda possibilità. Qui, il lieto fine è chiaro fin quasi da subito: il recupero di un rapporto “triangolare” rovinato da un tradimento. Ma il risultato è l’ennesima commediola, divertente sì, ma non all’altezza delle aspettative. Purtroppo la sceneggiatura è carente, banale e ricca di imprecisioni e con poca logica.
I personaggi sono caratterizzati all’inverosimile, troppo. Francesco è un dongiovanni che vive senza regole e responsabilità, finché non si trova costretto ad accudire Pietro, che con l’incidente è regredito a un’età non chiara (prima si parla di un bimbo di 4 anni, poi di un adolescente). Nel tentativo di donargli le tipiche ingenuità e curiosità bambinesche lo hanno portato a livelli “demenziali”, tanto che è quasi irritante la recitazione esasperata di Raoul Bova nella prima parte del film e ci si chiede continuamente perché invece di sembrare un bambino sembri un “demente” (come tra l’altro è più volte chiamato il suo personaggio dal fratello). Luca Argentero, invece, costretto in diverse scene a sembrare un comico e un cabarettista per le gag quasi forzate imposte dalla sceneggiatura, dimostra di essere un bravo attore nei panni di un personaggio che non lo merita. Carolina Crescentini (Giulia, ex moglie di Pietro) e Miriam Leone (Sofia, vicina di casa e futura donna di Francesco) sono le uniche a interpretare i loro ruoli con un minimo di veridicità, anche se pure in questo caso ci sono diversi interrogativi sui comportamenti dei loro personaggi, che non sempre rientrano nella norma.

Purtroppo Alessio Maria Federici fallisce al terzo tentativo di lungometraggio. E fra un omaggio e l’altro che, forse o per caso, si trova a fare alla commedia italiana (vedi l’agente immobiliare fortemente connotato alla Verdone), il risultato è un filmetto divertente ma che non sa di nulla, a metà strada tra sitcom e cabaret, e costellato di spot pubblicitari.

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