Guardiani della Galassia: recensione film

GUARDIANI DELLA GALASSIA: UN BIZZARRO GRUPPO DI ANTIEROI AL SERVIZIO DELL’UNIVERSO (MARVEL)

locandina-guardiani-della-galassiaGENERE: cinecomic

DATA DI USCITA: 22 Ottobre 2014

DURATA: 121′

VOTO: 3,5 su 5

Pezzo dopo pezzo, anno dopo anno, i Marvel Studios hanno costruito il loro tesoretto arrivando alla media di due uscite all’anno, una vera invasione cinematografica su larga scala. Tanta carne al fuoco, ha portato questi prodotti a peccare di qualità in alcune situazioni. Quest’anno, dopo il riscontro ottimale al botteghino con il successo di Captain America – The Winter Soldier, continua il lavoro della Fase Due che espande ancora di più l’U.C.M. introducendo I Guardiani della Galassia.

Diretto da James Gunn, e scritto da quest’ultimo insieme a Nicole Perlman, la storia si apre con un malinconico prologo ambientato nel finire degli anni ottanta, dove un giovanissimo Peter Quill (Chris Pratt), viene rapito da una nave aliena. Anni dopo, il giovane divenuto un mercenario, si trova su un pianeta morto alla ricerca di una sfera misteriosa, da vendere per ricavarne il guadagno. Portato a termine l’obbiettivo si dirige a Xandar, pianeta natale della polizia intergalattica guidata dai Nova Corps, per vendere l’oggetto ad un rigattiere. Una serie di eventi lo condurrà alla spiacevole conoscenza della guerriera Gamora (Zoe Saldana), del folle duo composto da Rocket Racoon e Groot e dal vendicativo Drax (Dave Bautista). Questo improbabile manipolo di antieroi si unirà insieme per sconfiggere il malvagio Ronan (Lee Pace), alieno di origine Kree che disprezza profondamene la cultura Xandariana, e il suo braccio destro Nebula (Karen Gillian) preservando così l’equilibrio della galassia.

Chris Pratt aka Star-Lord risulta essere un ibrido fra Indiana Jones e Han Solo che, fra citazioni nostalgiche ed improvvisi exploit da leader, alla lunga diventa una macchietta di se stesso. Zoe Saldana e Dave Bautista riescono a fare il loro dovere, senza però eccellere nell’interpretazione. Il piatto forte è rappresentato dai due personaggi creati in CGI, Groot, enorme uomo albero, che conquista per la sua dolcezza espressiva e l’irriverente Rocket Racoon, il risultato di una serie di esperimenti genetici sui procioni. L’unica pecca del gruppo è l’innaturale velocità degli eventi che crea un profondo quanto incomprensibile legame d’amicizia fra loro.

Per il resto si vede la mano del regista, che ci immerge in questa galassia cromaticamente esagerata composta da pianeti pericolosi e morfologicamente ben definiti, dove gli anni ’80 hanno l’ultima parola su tutto. Da Incontri ravvicinati del terzo tipo fino a Star Wars i continui tributi uniti ad una colonna sonora che ci accompagna lungo il decorso della pellicola rendono il materiale un po’ forzato in alcuni punti, dando l’impressione del “già visto” in troppe occasioni.

Una pellicola che comunque intrattiene evitando sistematicamente inutili momenti di pathos. D’altronde non c’è neanche il tempo a disposizione per sviluppare intrecci più approfonditi. Tantissimo lavoro da sviluppare per un gruppo di personaggi che, a differenza della loro controparte terrena, sono orfani di un proprio film di origini.

Questa pellicola può essere giudicata in due modi. Per il primo basti pensare all’enorme lavoro di marketing effettuato in questi mesi e all’idea che ormai qualsiasi film sventolante bandiera Marvel approdi al cinema, verrà automaticamente visto a prescindere dalla qualità del prodotto finale. Il secondo, ragionando sul fatto che, anche se l’aspettativa iniziale era molto alta, alla fine il film compie il suo dovere raggiungendo comunque un buon risultato finale.

Tanta pubblicità seguita da una lunga attesa per l’uscita italiana di quest’ultimo cinecomic che, nonostante non sembri essere il capolavoro preannunciato, riesce a divertire grazie al suo ritmo serrato. I massicci incassi mondiali portarti fino ad ora sono palesi, ma rimane l’idea che quel gradino in più, visto con altre pellicole – come nel caso del primo Iron Man o The Avengers – non sia ancora stato salito.

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