Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet: Recensione film


PREGEVOLE FILM PER RAGAZZI CHE GUARDA AD UN PUBBLICO ADULTO

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Voto: 3 su 5

Regista di culto in Francia per lo straordinario successo de Il favoloso mondo di Amelie,  Jean Pierre Jeunet arriva a Roma per presentare, all’interno della sezione Alice nella città, il suo ultimo film in  3D: Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet.

Trasposizione cinematografica del romanzo Le mappe dei miei sogni di Reif Larsen, ancora una volta il regista ci immerge in un mondo magico in cui la parola d’ordine è sognare e  viaggiare con l’immaginazione

T.S. Spivet è un ragazzo figlio di una stramba famiglia di un isolato ranch nel Montana. Madre studiosa di insetti (una sempre ottima Helena Bonham Carter) e padre  cowboy nato nel secolo sbagliato, dal loro amore così poco convenzionale e profondissimo sono nati la sorella maggiore Gracie, aspirante Miss America e i due gemelli Layton e TS.

Un tragico evento ha causato la morte di Layton e  la famiglia vive da quel momento in una sorta di immobilità dei suoi componenti senza che nessuno abbia più affrontato l’argomento e soprattutto le proprie contraddizioni interiori.

Spivet (esordio sorprendente per il giovane Kyle Catlett) è il piccolo genio della famiglia, dieci anni appena e già in grado di realizzare invenzioni stupefacenti. Cresciuto con il desiderio di poter risolvere uno dei  grandi enigmi irrisolti del mondo scientifico ed accademico: la costruzione di una macchina dal moto perpetuo.

Una telefonata inaspettata da parte del prestigioso istituto Smithsonian gli annuncia un giorno di aver vinto il prestigioso premio Baird, dedicato allo scienziato dell’anno, proprio per il suo modello di moto perpetuo.

In un primo momento restio a rivelare la sua vera identità di adolescente, dopo aver con una scusa rinunciato a presenziare alla cerimonia di premiazione, Spivet decide infine di partire di nascosto per raggiungere Washington DC e rivelare al mondo il suo genio.
Intraprende così un viaggio lungo e clandestino attraverso l’America per raggiungere la costa est, metaforica rappresentazione della maturità e dell’indipendenza.

A metà tra un film di Gondry e Wes Anderson, Jeunet è abile nel creare un mondo magico e visionario adatto sicuramente ad un pubblico di giovanissimi a cui il regista strizza l’occhio per mezzo di una messa in scena roboante e allo stesso tempo divertente. Pregevole il suo lavoro sulle riprese effettuate in 3D , per una pellicola che risulta tra le migliori mai realizzate finora.

Il viaggio di Spivet è il viaggio di tutti noi. E’ il viaggio di transizione dall’età adolescenziale all’età adulta e di come solamente lasciando il porto sicuro e confortevole della famiglia ed immergendosi nelle tempestose acque della vita e delle responsabilità di cui ognuno si deve fare carico, si può riscoprire la propria “natura” e proseguire in quel viaggio straordinario che è la vita.

https://www.youtube.com/watch?v=dV07onbWvSc

LO STRAORDINARIO VIAGGIO DI T S SPIVET, UN FILM PER RAGAZZI CHE GUARDA AD UN PUBBLICO COMPLETO

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Voto: 3 su 5

Regista di culto in Francia per lo straordinario successo de Il favoloso mondo di Amelie,  Jean Pierre Jeunet arriva a Roma per presentare, all’interno della sezione Alice nella città, il suo ultimo film in  3D: Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet.

Trasposizione cinematografica del romanzo Le mappe dei miei sogni di Reif Larsen, ancora una volta il regista ci immerge in un mondo magico in cui la parola d’ordine è sognare e  viaggiare con l’immaginazione

T.S. Spivet è un ragazzo figlio di una stramba famiglia di un isolato ranch nel Montana. Madre studiosa di insetti (una sempre ottima Helena Bonham Carter) e padre  cowboy nato nel secolo sbagliato, dal loro amore così poco convenzionale e profondissimo sono nati la sorella maggiore Gracie, aspirante Miss America e i due gemelli Layton e TS.

Un tragico evento ha causato la morte di Layton e  la famiglia vive da quel momento in una sorta di immobilità dei suoi componenti senza che nessuno abbia più affrontato l’argomento e soprattutto le proprie contraddizioni interiori.

Spivet (esordio sorprendente per il giovane Kyle Catlett) è il piccolo genio della famiglia, dieci anni appena e già in grado di realizzare invenzioni stupefacenti. Cresciuto con il desiderio di poter risolvere uno dei  grandi enigmi irrisolti del mondo scientifico ed accademico: la costruzione di una macchina dal moto perpetuo.

Una telefonata inaspettata da parte del prestigioso istituto Smithsonian gli annuncia un giorno di aver vinto il prestigioso premio Baird, dedicato allo scienziato dell’anno, proprio per il suo modello di moto perpetuo.

In un primo momento restio a rivelare la sua vera identità di adolescente, dopo aver con una scusa rinunciato a presenziare alla cerimonia di premiazione, Spivet decide infine di partire di nascosto per raggiungere Washington DC e rivelare al mondo il suo genio.
Intraprende così un viaggio lungo e clandestino attraverso l’America per raggiungere la costa est, metaforica rappresentazione della maturità e dell’indipendenza.

A metà tra un film di Gondry e Wes Anderson, Jeunet è abile nel creare un mondo magico e visionario adatto sicuramente ad un pubblico di giovanissimi a cui il regista strizza l’occhio per mezzo di una messa in scena roboante e allo stesso tempo divertente. Pregevole il suo lavoro sulle riprese effettuate in 3D , per una pellicola che risulta tra le migliori mai realizzate finora.

Il viaggio di Spivet è il viaggio di tutti noi. E’ il viaggio di transizione dall’età adolescenziale all’età adulta e di come solamente lasciando il porto sicuro e confortevole della famiglia ed immergendosi nelle tempestose acque della vita e delle responsabilità di cui ognuno si deve fare carico, si può riscoprire la propria “natura” e proseguire in quel viaggio straordinario che è la vita.

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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