American Sniper: Più fiction che realtà per Clint Eastwood

AMERICAN SNIPER È ANCORA OGGETTO DI POLEMICA. MA COSA, RISPETTO AL LIBRO, È FICTION?

american-sniper_filmforlifeA quasi un mese dall’uscita American Sniper è ancora al centro di moltissime polemiche per il modo in cui Eastwood ha deciso di raccontare la vita del Navy Seal, Chris Kyle (interpretato da Bradley Cooper il lizza per l’Oscar), il cecchino che secondo le cronache deterrebbe il record di uccisioni nemiche (160 circa). Il lungometraggio in particolare si basa sulla biografia scritta di Kyle, dal titolo – appunto – American Sniper, che narra del periodo in cui l’uomo venne inviato in Iraq con i Navy Seal, dove rimase per 6 anni, precisamente dal 2003 al 2009.

Nonostante il racconto sia assolutamente esplicativo il lungometraggio non è tratto per filo e per segno dalle parole di Kyle ma molto di quanto il pubblico ha visto o vedrà nel film di Clint Eastwood (campione d’incassi) è pura fiction. Già dall’incipit la storia è stata modificata dallo sceneggiatore Jason Hall: Kyle, infatti non ha deciso di arruolarsi a causa della fine di una relazione ma dopo un incidente in un rodeo, attività che praticava regolarmente.

Una delle scene più crude e opinabili secondo molti del film è quella iniziale dove il protagonista deve decidere in pochi istanti se Chris_kyle_filmforlifesparare o meno a un ragazzino in procinto di lanciare una granata lungo una strada piena di marines. Sul grande schermo il cecchino, con freddezza, lo fa e colpisce anche la madre. Nella realtà dei fatti solo la donna è stata uccisa da Chris Kyle. Anche la questione delle taglia sulla testa di Kyle non è esattamente come American Sniper il film ha raccontato. È vero che c’era un “premio” di 20 mila euro per la testa di Kyle ma è vero anche che ogni cecchino americano ha un prezzo per i suoi nemici semplicemente Chris era più riconoscibile a causa dei vistosi tatuaggi.

Uno dei punti più controversi della storia di Kyle è quello che riguarda la sua morte. Secondo il film di Eastwood è stato ucciso in Texas da un veterano che stava tentando di aiutare ma la verità è che c’è ancora un processo in corso per scoprire la verità. Certo è che l’uomo venne effettivamente ucciso nel 2013 in Texas. Per ora l’unica certezza è che dopo essere tornato dall’Iraq Kyle fondò una società che istallava attrezzi nelle case dei veterani. Chris Kyle passava molto tempo con i suoi colleghi, vittime tra le vittime della guerra. È grazie a questo lavoro che Kyle conobbe Arry Ry Ruth l’uomo che il mese prossimo subirà un processo per aver ucciso il cecchino il 2 febbraio 2013.

Tra fiction e realtà il film di Eastwood rimane un racconto, crudo, di guerra. Le sterili critiche mosse al lavoro del cineasta soprattutto oltreoceano si basano sulla convinzione che American Sniper voglia raccontare un eroe quando, semplicemente, il lungometraggio è la narrazione, attraverso la vita di un uomo, del male. Il dito puntate su frasi “para” naziste, l’accusa che il libro di Kyle sia stato edulcorato o, peggio, che il lungometraggio possa incidere sul giudizio del processo non sono altro che supposizioni che si sono dimostrare vitali per il successo di un film che ha come unica pecca quella di non essere all’altezza della cinematografia del suo regista.

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