Golden Globes: l’America guarda e passa

WHIPLASH SNOBBATO IN ATTESA DELLA SERATA PIÙ IMPORTANTE: GLI OSCAR

George-Clooney-sur-le-tapis-rouge-des-Golden-Globes-2015_portrait_w858New York – Che l’atmosfera della serata di premiazione dei Golden Globes sconfini più di ogni altro evento di premiazione in una mondanità conviviale è ormai una certezza nel mondo patinato di Hollywood. Basta infatti uno sguardo veloce alla sistemazione in sala degli invitati per rendersene immediatamente conto. Tutti amabilmente adagiati in tavolate vistosamente imbandite e in un numero eccessivo per la grandezza della sala adibita a loro palcoscenico: il Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, Los Angeles, California.

Non di rado abbiamo assistito negli anni, nei momenti di ripresa della diretta al rientro dagli stacchi pubblicitari, a scenette in cui il divo di turno fosse voracemente impegnato nella degustazione dell’ottimo cibo servito a tavola, oppure distrattamente interessato perché al telefono o ancora a buttar giù l’ennesimo bicchiere di champagne gentilmente offerto agli ospiti.

I Golden Globes sono vissuti dall’audience e dal pubblico americano nello stesso modo in cui sono vissuti dai protagonisti premiati sul palco: un’occasione pubblica per incontrare vecchi amici, mangiare insieme, fare due risate e magari ricevere un importante premio.

Fermo restando il valore assoluto del prestigioso riconoscimento assegnato ogni anno da una giuria di circa 90 giornalisti della stampa estera iscritti all’HFPA: l’Hollywood Foreign Press Association, i Globes restano infatti nella mentalità dell’americano medio come una sorta di antipasto neanche troppo gustoso in confronto al piatto principale della  dieta di tutti i cinefili: gli Oscar.

E se negli anni si è riscontrata una sostanziale uniformità di giudizio nei confronti dei film e dei personaggi premiati dalla due diverse rassegne, segno che anche la discrezionalità a volte non può nulla di fronte a prodotti di indiscutibile valore, a molti le nomination e le premiazioni hanno lasciato un velo di perplessità per un film molto amato dal pubblico americano come Whiplash e che invece, fatta eccezione per il cast artistico in nomination, ha riscontrato poca attenzione a livello di regia e miglior film dove l’altrettanto valido Boyhood ha fatto la voce grossa.

Un momento molto toccante e molto apprezzato dall’audience americana è stato invece quello del discorso di George Clooney premiato per la sua incredibile carriera con il “Cecill B. De Mille” Award. L’attore ha voluto ricordare nei ringraziamenti la strage di Parigi: “I milioni che hanno manifestato oggi a Parigi e in tutto il mondo hanno marciato a sostegno dell’idea che non cammineremo nella paura. Je suis Charlie”. Queste le parole con cui George ha abbandonato il palco dopo aver ricordato due grandi attori del calibro di Robin Williams e Lauren Bacall, entrambi scomparsi nel 2014, e dopo aver celebrato in pubblico il suo amore per la moglie Amal: “qualunque alchimia ci abbia fatto incontrare, non potrei essere più orgoglioso di essere tuo marito”.

Per il resto la serata, così come la cena organizzata per l’occasione da chi scrive con ospiti di varie nazionalità, è andata avanti senza troppi sussulti, tra una portata e l’altra, un bicchiere di vino e qualche chiacchiera di circostanza. E’ proprio vero che molte delle cose che dall’Italia sembrano così lontane e importanti una volta a “portata di mano” perdono molto di quel fascino “straniero” che amiamo spesso celebrare oltre il dovuto.

Appuntamento agli Oscar e ad un’altra cena!

 

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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