Italiano medio: recensione film

ITALIANO MEDIO: LA COMICITÀ TORNA AL CINEMA E RACCONTA GLI ITALIANI IN TUTTE LE LORO CONTRADDIZIONI

Italiano medio - LocandinaGENERE: comico

DURATA: 90 minuti

USCITA IN SALA: 29 gennaio 2015

VOTO: 3,5 su 5

 

Giulio Verme è cresciuto in una famiglia che non gli ha mai dato attenzioni, preferendo passare ogni minuto della propria vita davanti alle più svariate proposte del palinsesto televisivo. A questo rifiuto, il piccolo Giulio reagisce sviluppando un sempre crescente interesse per l’ambiente, che lo porta, da adulto, a tali livelli di intolleranza da logorare la sua vita e i rapporti con gli altri. Ma un giorno, convinto di poter risolvere tutti i suoi problemi, cade in tentazione e con la complicità di Alfonzo, vecchio compagno di scuola, assume una pillola, con la speranza che possa fargli usare più del 20% del suo cervello. Ma la realtà è ben diversa: quello che la pillola fa, infatti, è far scendere le sue capacità celebrali ad appena il 2%.

A quanti sembrerà di aver già sentito questo titolo, c’è da dire che Italiano medio, il primo film di Maccio Capatonda, all’epoca Marcello Macchia, è prima di tutto un trailer, uno dei suoi tanti sketch che hanno spopolato in tv e sul web richiamando l’attenzione di Medusa Film e Marco Belardi che hanno voluto produrne un lungometraggio con grande insistenza. Proprio come nel breve video originale, al centro di Italiano medio c’è un uomo insoddisfatto che prende una pillola che gli fa usare solo il 2% del cervello. La storia di partenza si evolve e ingloba particolari, situazioni e personaggi presi in prestito dal vasto panorama capatondiano. Ne sono un esempio la presenza, tra i tanti, del “rattristato” Mariottide, Anna Pannocchia, Rupert Sciamenna, L’uomo che usciva la gente, le interviste del tg.

Tecnicamente non è di certo il miglior prodotto dell’anno, ma non passa inosservata la volontà di catalizzare l’attenzione su questa “bipolarità” del protagonista e della realtà anche attraverso dei ritrovati visivi, come la differente saturazione della fotografia. Da una parte ci sono le persone piene di ideali che non riescono a trovare nella società l’appoggio per portare a termine le proprie cause, perché dall’altra ci sono loro, i menefreghisti che riconoscono come giusto solo ciò che la televisione reputa come tale. Ma l’italiano medio non è né l’uno né l’altro, ma la sua via di mezzo, quello che fra i due eccessi sceglie la furbizia, che vuole essere vegano anche mangiando il maiale, che è felice di andare a donne anche se è sposato.

Italiano medio fa ridere come non succedeva da tempo, e fa cadere quel velo di tristezza con cui da troppo tempo il cinema comico italiano si vestiva, tra ripetitività e banalità. Non a caso Marcello Macchia è cresciuto con i film di Verdone, Troisi, Benigni, Frassica (presente nel film con una piccola partecipazione); soprattutto dal primo riprende quell’amore per i tipi, per le macchiette, che contraddistingue ogni suo lavoro. Le caricature che Macchia mette in scena in Italiano medio sono molteplici e tutte attinte dal proprio vissuto: non ci troviamo davanti a una ricostruzione artefatta, ma davanti al nostro riflesso, alla vera immagine dell’Italia, vista con occhio di disprezzo, divisa tra volgarità e corruzione, con quel po’ di dipendenza televisiva che non manca mai.

È sorprendente come sia riuscito a portare avanti, con la brillante e demenziale comicità che lo contraddistingue, una storia di 90 minuti, che mai, in nessun momento, subisce cali di attenzione o noia, esorcizzando quello che era il timore di quanti credevano che non sarebbe stato in grado di andare oltre i due minuti dei suoi abituali sketch. Invece ce l’ha fatta, ha creato una storia e non una serie disconnessa di scene, e con grandi risultati misurabili in risate e riflessioni, perché Maccio Capatonda ha lavorato molto bene sulla sceneggiatura, e insieme a Herbert Ballerina, Ivo Avido e gli altri della compagnia ha portato sul grande schermo non solo un film comico, ma anche la rappresentazione di tutti noi, in tutta la nostra incoerenza, descrivendo con cattiveria i vizi, le esagerazioni e le contraddizioni dell’italiano medio con estremo realismo.

 

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