John Wick: recensione film

LA VENDETTA DI KEANU REEVES NELL’ACTION MOVIE DI CHAD STAHELSKI

john wick locandinaGENERE: azione

DURATA: 100 minuti

DATA DI USCITA: 22 gennaio 2015

VOTO: 3 su 5

Dopo una lunga malattia, John Wick perde l’adorata moglie, la quale però non lo lascia davvero solo: gli viene infatti recapitato, come ultimo regalo da parte della donna, un tenerissimo cucciolo di beagle, un esserino da accudire e di cui prendersi cura. John sembra così trovare un motivo per andare avanti, qualcosa di reale e concreto oltre alla sua passione per le auto d’epoca. Ma è proprio un’auto, una Mustang del ’69, a renderlo oggetto di sguardi pericolosi. Adocchiata con desiderio da Iosef, figlio del pericoloso boss russo Viggo, la macchina verrà rubata dal garage di John dopo aver però pestato a sangue il proprietario e ucciso il suo cane. Seppellendo il cucciolo, John in realtà dissotterrerà il suo passato, il suo io di un tempo così profondamente occultato per amore della moglie: la sua natura di killer spietato, metodico e temuto torna ora prepotentemente alla luce, pronta a fare della vendetta la sua unica ragione di vita.

Per la prima volta dietro la macchina da presa, Chad Stahelski dirige Keanu Reeves, Willem Dafoe, Michael Nyqvist e Alfie Allen nel film John Wick. Anche se alle prime armi come regista, Stahelski ha però una lunga esperienza come stuntman: insieme a David Leitch (tra i produttori del film) ha fondato la 87Eleven, una delle società di stunt più famose a Hollywood grazie alla quale ha conosciuto sul set di Matrix Reeves, di cui è stato la controfigura. La sua conoscenza delle dinamiche degli action movies è evidente in questa sua prima pellicola, un mix ben calibrato di violenza, sentimenti e fisicità dove l’ironia americana tipica di questo genere – caratterizzata da battute taglienti e lapidarie spesso a commento di azioni spericolate e folli – viene coscienziosamente distribuita all’interno del film.

Il quasi 50enne Keanu Reeves conferma di essere credibile nei panni dell’eroe tormentato e mai del tutto positivo, un vero anti-eroe, che si fa carico di missioni dove la capacità fisica non può prescindere da una profonda fermezza morale. Difficile pensare a un Neo o a un John Constantine con un volto diverso da quello dell’attore canadese.

Lo stesso è per John Wick in questo film omonimo, opera che non dona sorprese ma che non delude gli amanti del genere. I dialoghi dello sceneggiatore Derek Kolstad, brevi, scarnificati ed efficaci – come i proiettili non lesinati dal protagonista – catturano lo spettatore e lo catapultano nell’universo fatto di vendetta e morte di una metropoli dominata da criminali, killer spietati ma obbedienti a rigide norme comportamentali che non conoscono il perdono in caso di trasgressione.

La trama compie un ciclo che sul finale ritorna da dove tutto era iniziato: nel frattempo, però, l’azione si è consumata e il castigo concluso, rendendo chiaro a tutti che l’esile filo narrativo non è solo un mero pretesto per mettere in moto personaggi e storie. Le metafore in esso inserite acquistano senso e donano più colore alla rivincita di John, che trova espressione attraverso acrobazie letali illuminate dalle fredde luci del neon. Anche se, apparentemente, a dare il via a tutto è stata la semplice morte di un cane, quello per cui John esige vendetta è molto di più: la perdita totale della speranza, di qualsiasi appiglio a una vita normale faticosamente costruita accanto alla persona amata e ora, purtroppo, scomparsa. Motivi per i quali rivestire i panni del killer spietato non appare solamente lecito, ma risulta essere addirittura necessario.

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"Mi piace l'odore del napalm al mattino".