Min Byung-hun, nuovo volto del cinema coreano

PER I CURIOSI DI ALTRE CINEMATOGRAFIE: IL REGISTA COREANO MIN BYUNG-HUN E IL SUO LOVE NEVER FAILS

Min Byung-hun Love never failsSi parla sempre tanto di cinema americano ed europeo, non approfondendo mai abbastanza le realtà di altri Paesi. Per esempio, quanto sappiamo del cinema coreano, e quanti sono i registi del panorama contemporaneo che conosciamo?

Non è stato facile per il cinema coreano nascere, crescere ed emergere. Le difficoltà si incontrano fin dalla sua nascita: dei primi film degli anni Venti/Trenta nulla è stato tramandato per intero fino a noi, oggi. Forma d’arte oppressa dalla propaganda giapponese della Seconda Guerra Mondiale e poi ridotta allo stremo dalla Guerra civile, ha cominciato a rimostrarsi solo a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, manifestando però delle nette differenze tra la formazione del nord e quella del sud del Paese e provando con difficoltà a distaccarsi dai canoni del cinema americano.

Nonostante ciò, grandi nomi si sono affermati sul panorama cinematografico distinguendosi per produzione e sperimentazione. Oggi, se parliamo di cinema coreano contemporaneo, il nome che non può non venir citato è quello di Kim Ki-duk, vincitore di importanti premi in tutto il mondo e conosciuto per numerosi suoi film, tra i quali Ferro3 e Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera.

Ma è bene sapere che è solo uno di una folta schiera di cineasti. Proprio questa settimana, uno di loro ha proiettato il suo ultimo film alla Casa del Cinema di Roma. Il suo nome è Min Byung-hun e ha portato il suo lungometraggio Love never fails, presentato in anteprima mondiale all’ultima edizione del Busan International Film Festival, dove ha riscosso molti consensi.

Love never fails è un dramma di 99 minuti tratto da alcune storie vere, che racconta la storia di una liceale e della sua routine famigliare, che nell’interpretazione del regista, diventa lo specchio in cui si riflette una realtà ben più ampia e diffusa, ossia l’ossessione della moderna società coreana per le banalità, che irrevocabilmente si riversa sui figli danneggiandoli. La giovane Su-ah è pesantemente incalzata dalla madre a dare sempre il massimo nello studio nonostante sia già tra i migliori, e a dedicare ogni minuti del suo tempo ai libri rinunciando ad ogni svago, minando pesantemente la sua psiche; in modo parallelo e distante si svolge la vita del padre di Su-ah, dottore di professione, alle prese con una denuncia di molestie sessuali e arrestato in seguito alla rissa con un tassista.

Min Byung-hun presenta una ricca filmografia all’attivo e una carriera costellata di vittorie in festival di tutto il mondo. Il riconoscimento della sua attività è arrivato anche dalla New York Film Academy, che lo scorso anno ha dedicato alla sua produzione cinque giorni di proiezioni con incontro finale. Proprio nella metropoli americana, tra l’altro, è in corso la pre-produzione del suo ultimo lavoro, un film suddiviso in tre capitoli ognuno dei quali ambientato in una diversa città (New York, Roma e Pechino). Per la prima volta un lungometraggio coreano sarà girato negli Usa, e mi auguro che ora, per la prima volta, avrete voglia di vedere un suo film.

 

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