Pink Carpet: il Made in Italy vince ancora

OSCAR 2015 : QUARTA STATUETTA PER MILENA CANONERO

milenacaconero1Nessun patriottismo o tifo da stadio ma per una volta diamo a Cesare quel che è di Cesare. Il made in Italy di Milena Canonero si porta a casa la quarta statuetta d’oro per i costumi del film The Grand Budapest Hotel. La classe e l’eleganza della costumista nostrana non passano certo inosservate e anche quest’anno è una delle regine della notte degli Oscar.

Lei, timida e in ritardo come le grandi star, arriva al Dolby Theatre scortata dai bodyguard e rigorosamente vestita di bianco e nero (nonostante il suo spiccato estro Milena non indossa altri colori a parte i due citati!). Schiva nei confronti dei fotografi e giornalisti lascia trasparire una certa commozione nel ritirare il premio, premio questo che lei vuole dedicare al regista Wes Anderson apostrofato come fonte di ispirazione, quasi un maestro d’orchestra, un grande compositore.

Milena Canonero dopo gli studi a Genova di storia ed arte del costume si trasferisce a Londra e proprio 2qui ha inizio la sua carriera. Il suo primo lavoro sarà per uno spot pubblicitario di Hugh Hudson. Importante sarà l’incontro con Stanley Kubrick che le offrirà il primo incarico da costumista per Arancia meccanica. Il primo oscar arriva proprio con un film del cineasta, Barry Lyndon. Con Kubrick lavorerà ancora occupandosi dei costumi di Shining. Il secondo Oscar invece è per il film Momenti di Gloria di Hugh Hudson. La terza statuetta d’oro Milena la riceve per i costumi di Marie Antoinette diretto da Sofia Coppola.

La carriera della costumista partita da Torino e approdata a Los Angeles è ricca di soddisfazioni che hanno saputo con gusto e stile italiano rendere grande un lavoro di cui spesso ci si dimentica l’esistenza, nel vedere un film è molto semplice ricordare l’attore ma più complicato soffermarsi a pensare a chi lavora dietro le quinte.

Milena Canonero la donna a cui si deve l’invenzione della bombetta nera in arancia meccanica, accessorio rimasto cult nell’immaginario comune, con una classe esemplare solleva in alto la statuetta, composta e sobria. Questa volta ha vinto anche l’Italia, la patria che spesso e volentieri fa nascere talenti , ma come una mamma indaffarata e oberata dai problemi stenta a crescerli. Ci piace pensare che il Made in Italy e la cultura italiana abbiano vinto e ancor di più ci piace che dietro quella statuetta d’oro ci sia il sudore di una donna, meno diva nella forma ma non certo nell’essenza.

 

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