Vizio di forma: recensione film

P.T.ANDERSON E L’ARTE DI CREARE MONDI BIZZARRI, CON ESTRO MA…

locandina vizio di formaGENERE: commedia surreale

DURATA FILM: 148 minuti

USCITA IN SALA: 26 febbraio 2015

VOTO: 3 su 5

Un acido, anfetamina, cocaina, cannabis, scegliete voi una droga ed entrerete catapultati nel mondo di Doc, protagonista indiscusso di Vizio di forma, ultima delirante opera di Paul Thomas Anderson, commedia surreale ambientata nella trasgressiva California degli anni 70. A metà tra il pulp, il grottesco e un coloratissimo film di genere, che diverte e annoia in una sola dirompente cascata di situazioni al limite dell’incredibile.

L’ex di Joaquin si ripresenta alla sua porta e comincia a blaterare di un caso da risolvere. Lui, tossicomane investigatore privato, comincia a battere tutte le piste, ma proprio tutte tutte…e ci catapulta in un universo di personaggi bizzarri, creati con estro ma…a cui manca mezzo penny per fare un dollaro. Ovvero, prima parte brillante, intermezzo centrale lentissimo, conclusione degna con tanto di sciabolata gangta.

Vizio di forma mescola tantissimi generi e cambia registro almeno una dozzina di volte, tornando sui suoi passi, accelerando, sterzando, inevitabilmente rallentando. C’è di tutto nel calderone, a tratti geniale, a tratti confuso, troppa carne al fuoco e ci si perde nell’epopea pulp psichedelica di Doc. Non è Paura e delirio a Las Vegas, non è Magnolia, una via di mezzo che sbanda anche quando attrae.

L’evidente problema di tempo narrativo  fa a cazzotti con una scrittura fuori dall’ordinario, un adattamento riuscito solo in alcuni punti laddove si intravede il lampo di genio, fotografia e colori saturi, molto meno nei passaggi centrali che collegano ciascuno dei personaggi creati da Pynchon. Gli amanti del romanzo ci sguazzeranno, ma dovranno fare i conti con i tempi del cinema di Anderson, uscito un pò troppo fuori dal vasetto della psichedelia pop anni 70. O rimastoci intrappolato.

Tutto non torna, non deve tornare per forza, un minimo di filo logico però sì…Scordatevi alcuni suoi lavori, il genialoide regista californiano tenta il salto triplo, mette in scena uno spettacolo degno di Bunuel, adattandolo ai mezzi moderni riletti in chiave citazionista. Ma non tutte le ciambelle escono col buco, questa ha qualche foro di troppo. Attenzione dunque, è necessaria una seconda visione per comprendere appieno il messaggio del film, altrimenti il rischio il lume della ragione è molto alto. Un trip consigliato agli abili di mente.

 

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