Black Sea: recensione film


BLACK SEA, INTENSO THRILLER SOTTOMARINO CON UN CATTIVO JUDE LAW

Black Sea locandinaGENERE: thriller

DURATA: 115′

USCITA IN SALA: 16 aprile 2015

VOTO: 4 su 5

Cosa succede quando la sete d’oro mette a rischio la vita delle persone che ti sono accanto? Black Sea è il ritratto di un uomo, il Capitano Robinson (Jude Law), avido, brutale e talvolta crudele che pur di recuperare un relitto appartenente alla Seconda Mondiale, è disposto a tutto. Anche a sacrificare la vita del suo stesso equipaggio nell’intenso Mar Nero. Licenziato dal suo incarico di capitano di sommergibili per il recupero dei relitti, con un divorzio alle spalle e figlio adolescente da mantenere, Robinson inizia un’avventura pericolosa con un’equipaggio di fortuna allo scopo di recuperare l’ambito relitto carico d’oro, che giace sul fondale marino dal 1941. Ma il viaggio più pericoloso sarà all’interno della psiche di ciascuno di loro quando, una volta raggiunto il tesoro sommerso, l’avidità dei membri dell’equipaggio prenderà il sopravvento in un gioco al massacro alla fine del quale potrà restarne soltanto uno.

Black Sea è un intenso thriller diretto da Kevin Macdonald che riesce nell’intento di indagare nella mente dello sfortunato equipaggio, mostrando paure, fobie e debolezze umane. Oscuro è il Mar Nero, come pure il cuore di ciascuno degli uomini presenti, i quali, accecati dalla brama di ottenere l’oro tutto per sé, sfoggiano l’istinto più primitivo nascosto nell’essere umano: quello di uccidere per marcare il proprio territorio e ottenere ciò che si vuole.

Le atmosfere sono cupe, la musica è una pentola a pressione, le scene sono claustrofobiche e il tutto è fatto apposta per far risvegliare nello spettatore le proprie paure primordiali, come quella di restare intrappolati nel fondo dell’oceano. Sebbene nella prima ora Black Sea porti una narrazione abbastanza lenta, nell’altra metà del film si cambia registro. Tutti i personaggi hanno una loro storia e un buon background, perfino Jude Law, abituato a ruoli ben più frivoli, convince lo spettatore con la sua performance.

Del resto, siamo di fronte a una regia diversa perché c’è uno scozzese dietro la macchina da presa, e quindi Black Sea non è la classica storia americana.

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Linguista, aspirante giornalista, amante del cinema, malata di serie tv, in particolare dei crime polizieschi.