Dead Country: l’action-thriller di Giovanni Roviaro


IL NOIR INDIPENDENTE ITALIANO, ATTUALMENTE IN POST-PRODUZIONE

Dead CountryMalgrado il titolo inglese, il lungometraggio del regista Giovanni Roviaro è tutto italiano. Girato nella capitale romana, le riprese sono state recentemente concluse. Il film ora è in fase di montaggio, mentre il trailer è già visionabile in rete. Roviaro non solo è co-produttore della pellicola, insieme al direttore della fotografia Simone Oliveri, ma è anche autore della sceneggiatura, nonché compositore della colonna sonora. Nel cast figurano, tra i tanti, Gabriel Montesi, Luca Servo, Andrea Venditti.

In un’intervista al sito MyDreams.it, il regista di Cisterna dichiara obiettivi piuttosto ambiziosi. In un panorama come quello del cinema italiano, dove sono le commedie a dominare l’offerta principale dei prodotti nazionali, Roviaro si dice intenzionato a riportare il cinema di genere nel nostro paese. In effetti, benché un embrionale filone degli ultimi anni si sia visto (Romanzo Criminale, ACAB), si è tratta più che altro di promettenti e positivi exploit, ma ancora lungi dall’imporsi commercialmente. A raggiungere il grande pubblico, successivamente, ci ha pensato più la tv (con l’adattamento televisivo del film di Placido, e, sempre su Sky, con Gomorra), che lo stesso cinema, il quale preferisce virare più sul “sicuro”, in termini di pure entrate economiche, piuttosto che sperimentare nuove orizzonti.

Problema consequenziale, a questo punto, quello dell’assenza di “spettacolarità” delle produzioni nostrane, su cui preme lo stesso regista. E, giudicando dal trailer, di scene d’azione visivamente godibili e ottimamente realizzate Dead Country sembra poterne ampiamente sfoggiare. Ritornando sul discorso commerciale, questo è un aspetto che aggiunge sicuramente un’altra nota di merito al film, dato che, da tradizione indie, è stato girato con un budget ridotto. Un argomento più volte sviscerato dai nostri ambienti, che spesso strumentalizzano lo strapotere economico hollywoodiano per adagiarsi sugli allori, affermando di non poter essere naturalmente all’altezza. Magari, allora, lavori di tale fattura possono riuscire a regalare una secca e meritata smentita.

Con simili premesse, non possiamo che attendere frementi l’uscita della pellicola, e, allo stesso tempo, augurare un grande in bocca al lupo al regista e a tutto il suo team, non solo per il nostro consueto appoggio al cinema indipendente nazionale, ma, soprattutto, per la speranza di veder tornare in auge un genere tanto florido in epoche passate, e in gran parte dimenticato in quelle più recenti. Perlomeno, si può dire che siamo sulla buona strada.

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