Philip Seymour Hoffman è Truman Capote


NOI NON SIAMO COSì DIFFERENTI COME CREDI.

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Una sigaretta sempre tra le dita, un viso pieno, sbarbato coperto da un paio di occhiali alla moda in quegli anni, capelli biondi, imbrillantinati, portati all’indietro in un impeccabile taglio. Il look è curato e agisce come un’armatura che permea di arroganza costruita e ben forgiata nei salottini mondani di un jet set inarrivabile per la maggior parte della popolazione. La voce è nasale, quasi un falsetto, e non cela, anzi semmai esibisce con sfrontatezza orgogliosa, la sua omosessualità.

Così è come si presenta Philip Seymour Hoffman nel biopic Truman Capote: A sangue Freddo, di Bennett Miller. Così è come dà vita ancora una volta allo scrittore deceduto vent’anni prima, diventato un’icona della letteratura americana del 20esimo secolo. Lo impersona in uno dei periodi più duri della sua vita, in uno dei momenti più critici prima del periodo nero che ha preceduto la sua morte.

E’ il 1966 e Truman Capote esce con un nuovo eccezionale libro. Un racconto di fatti realmente accaduti. La cronaca di uno dei più efferati delitti della storia del Kansas. Lo sterminio di un’intera famiglia. Padre, madre e due figli, legati e uccisi a sangue freddo in casa loro, da due uomini, intenti a derubarli. I due assassini sono stati giustiziati e Truman Capote ha scritto il suo ultimo romanzo, un libro rivoluzionario, ce diede vita al genere così detto “romanzo verità”.

Tutto ha inizio nel 1959, novembre, e Truman Capote legge di un efferato delitto in una fattoria di Holcomb. Ancora non si sa chi sia stato l’artefice di questa tragedia ma Truman è sinceramente interessato a scriverne un libro.

Comincia così una delle più estenuanti stesure che l’autore di A colazione da Tiffany ha mai dovuto sopportare. La stesura di In Cold Blood, A Sangue Freddo. Nel frattempo i due assassini vengono catturati, Perry Smith e Richard Hickcock. Truman vuole sapere, vuole conoscere gli assassini, i complici di tale brutalità e per farlo si prenderà molto tempo per parlarci, specialmente con uno di loro: Perry Smith.

Capote&SmithPerry è di origini indiane, e ha molto in comune con Truman. Figlio di una madre alcolizzata, morta quando lui aveva ancora tredici anni è costretto a vivere in un orfanotrofio cattolico, dove si supporrà  poi essere luogo di abusi e violenze. Un’infanzia e un’adolescenza difficili, segnate da un rapporto materno orribile, come quello di Truman. Capote difatti è sempre stato vittima dell’irresponsabilità della madre, la quale lo trascurava e lo allontanava per godere dei suoi amanti.

Truman all’inizio si avvicina al carcerato in attesa di giudizio come un ragno alla sua preda, che tesse la tela in attesa del suo pasto, le informazioni che ha bisogno per il libro. Un libro che presenta come un testamento da lasciare alla società come prova del lato umano di questo freddo assassino e che possa magari cambiare le carte in tavola ed evitare loro la pena capitale. Così farà finta di battersi per loro, di trovare un valido avvocato ma nasconderà al suo informatore prediletto che la stesura del suo libro è già iniziata, che il titolo già c’è e che lui è solo in attesa che la storia faccia il suo corso e che così possa concludere il libro tanto atteso dai suoi lettori.

Il continuo rimandare della pena getterà Capote in un limbo che durerà sei anni, sei anni senza un finale che lo getterà in un’ossessione che lo allontanerà dall’amica di sempre, Nelle Harper Lee (Catherine Keener), autrice del best seller, Il Buio Oltre la Siepe, e lo butterà ancor di più nell’alcool.

Truman rimane profondamente affascinato dalla grande sensibilità che questo assassino possiede, e si troverà in seria crisi trovandosi di fronte ad un uomo che ha avuto esperienze infantili e adolescenziali molto simili a lui. Rendendosi conto di come lui e Perry siano crescuti nella stessa casa ma lui “sia uscito dalla porta principale e Perry dalla porta sul retro “.

philip-seymourFILM4LIFECapote è il ruolo centrale nella carriera di questo splendido e compianto attore, morto troppo presto. Philip Seymour Hoffman dava una svolta alla sua carriera vincendo il suo primo Oscar e tutti i premi più prestigiosi che un attore possa vincere, dai BAFTA ai Golde Globes. Un’interpretazione incredibilmente somigliante allo scrittore con un lavoro fisico che vede una grande perdita di peso e un lavoro sulle movenze  e sul tono di voce incredibilmente simile a quello di Truman Capote.

L’anno successivo Infamous – Una pessima reputazione di Douglas McGrath, presenta una versione ancora differente della vicenda, interpretato da un bravissimo e molto somigliante Toby Jones (Captain America, The Hunger Games) e con una Nelle Harper Lee interpretata da Sandra Bullock. La critica si è sbizzarrita sul confronto tra  le due versioni e performances dividendosi in giudizi contrastanti. Ha infatti decretato l’interpretazione   del minuto e poco conosciuto Toby Jones di gran lunga superiore di Hoffman, mentre altra parte l’ha giudicata come una versione inferiore rispetto alla precedente.

Un motivo in più per vedere e rivedere il grande talento di Hoffman nella sua interpretazione più celebrata per poi confrontarla con una differente versione di questo complesso e controverso personaggio.

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